Dossier Elisoccorso Italia: alla ricerca dell'HEMS perfetto

Dossier Elisoccorso Italia: alla ricerca dell'HEMS perfetto

Ergonomia, tecnologia e sanità nella seconda parte del nostro speciale . Ne parliamo con il direttore scientifico del centro di formazione del sindacato AAROI EMAC , il professor Franco Marinangeli

di Stefano Silvestre

Elicotteri alimentati a gasolio, tiltrotor futuristici e aeromobili con tanto di TAC a bordo. Costruttori e provider sono al lavoro da anni sulla loro personale idea di futuro dell’Elisoccorso. Allo stato attuale, tuttavia, gli standard delle macchine a disposizione dei sistemi HEMS regionali sarebbero ancora un punto di partenza sulla strada verso l’eliambulanza ideale richiesto dalla comunità medica.  

Non si tratta di un problema di esclusiva natura tecnologica o di una diatriba sull’ergonomia degli elicotteri. In ballo, leggerete in pagina, c’è molto di più: una rete di emergenza efficace è infatti il primo baluardo di un sistema sanitario efficiente, a misura di paziente e sostenibile.  

Nella seconda e ultima parte del nostro dossier Elisoccorso, abbiamo parlato dello stato dell’arte e delle nuove prospettive con il professor Franco Marinangeli, direttore scientifico del centro di formazione del sindacato AAROI EMAC (Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani – Emergenza ed Area Critica) SIMULEARN.

ELISOCCORSO E TECNOLOGIA: QUALE FUTURO

Se la formazione in ambito HEMS è ferma al 2005, l’applicazione delle nuove tecnologie ha fatto passi in avanti ancora insufficienti. Gli elicotteri di ultima generazione non sono stati progettati intorno alle esigenze sanitarie, i kit HEMS più moderni sono stati sviluppati con il supporto della comunità medico scientifica, ma certamente non pensando alle specifiche esigenze dell’Elisoccorso.

Mancano linee guida e standard di riferimento sull’argomento. L’esempio pratico della “non standardizzazione” si nota  già nei modelli di elicottero più comunemente scelti per le operazioni HEMS.

Per capire quale sia il reale impatto di questa mancanza di omogenenità, basta un'ipotesi concreta: una regione dispone di quattro elicotteri HEMS, magari forniti da costruttori differenti. Un’avaria, un guasto di poco conto obbliga la macchina a terra. Il cambio elicottero è una opzione prevista, regolamentare e ampiamente adottata in questi casi. Quello che è meno noto è che in queste situazioni il medico si trova catapultato in un ambiente in cui ha spesso poca dimestichezza, un luogo di lavoro relativamente nuovo in cui le automazioni non hanno più ragione d’essere. I farmaci sono stivati in luoghi differenti rispetto al solito, i movimenti in cabina sono meno fluidi, i tempi di intervento aumentano a dismisura.

“Gli spazi a disposizione per effettuare le manovre sono un fattore estremamente condizionante, basti pensare alla gestione delle vie aeree – spiega Marinangeli - Lo spazio per la testa del paziente,  per esempio, è fondamentale. Lo studio dell’ergonomia dei mezzi, così come degli strumenti di lavoro, è fondamentale per ottenere la massima efficacia ed efficienza dell’equipe. Fermare l’elicottero per effettuare le manovre a terra e poi ripartire è chiaramente un controsenso e annulla la natura stessa del soccorso aereo. I costruttori devono continuare a collaborare con la comunità medica, l’ergonomia degli elicotteri HEMS va rivista e migliorata costantemente. E c’è solo un modo per farlo correttamente: attivare un dialogo continuo tra case costruttrici e una comunità sanitaria che sia in grado di fare ricerca”.

La roadmap verso la standardizzazione è semplice. “Il Ministero della Salute può fissare gli standard, individuare il core curriculum del medico HEMS, insomma cosa deve saper fare e come deve farlo. L’erogazione della formazione può arrivare da qualsiasi agenzia privata accreditata, ma serve uno standard definito dalla comunità scientifica.  Chi fa i corsi non è un problema, è la qualità degli stessi il problema, e quali devono essere i discenti. E’ ben nota la diatriba su quale medico debba salire sull’elicottero", prosegue Marinangeli. 

ELISOCCORSO: IL RUOLO DEI MEDICI ANESTESISTI

"Qualsiasi medico in grado di gestire le vie aeree in maniera adeguata (tutte le modalità di gestione). Qualsiasi medico in grado di gestire la curarizzazione e la ventilazione meccanica di un malato (problematica non derogabile specialmente nei trasferimenti secondari), e che abbia dimostrate capacità nella gestione delle problematiche cliniche più severe può certamente essere adatto a lavorare in Elisoccorso - sottolinea il direttore del centro di formazione SIMULEARN ITALIA®, di proprietà del sindacato degli Anestesisti Rianimatori AAROI EMAC-. In Italia chi svolge giornalmente queste manovre è l’Anestesista Rianimatore, motivo per cui se si vuole dare al paziente una chance di sopravvivenza maggiore è a lui che il malato va affidato, fatte salve situazioni di medici non anestesisti rianimatori che possano dimostrare tali capacità".

Non si tratta di una novità: per i trasferimenti di pazienti ad alta complessità su mezzo gommato viene infatti richiesta sempre la presenza di un Anestesista Rianimatore, proprio perché l’anello del trasferimento è un anello debole, e il livello di sicurezza non può essere abbassato in questa delicata fase.

"Tutti gli interventi in elicottero sono da considerarsi ad alta complessità per definizione, e i Sanitari che vi lavorano devono avere una competenza non discutibile, e soprattutto standardizzata per quegli aspetti tipici del lavoro aereo. Siamo al lavoro con il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino per costruire un percorso certificato, e standard operativi che poche regioni oggi possono dimostrare di avere. Riconosciamo alla Lombardia e al Dott. Zoli, Direttore Generale dell’AREU Lombardia, una lungimiranza che altri non hanno avuto, ed è per questo che riteniamo che lo standard organizzativo a cui guardare con maggiore attenzione sia quello, senza escludere la possibilità di apportare miglioramenti provenienti da altre esperienze territoriali”

LA SANITÀ DEL FUTURO: LA CRITICITÀ DELLA CRONICITÀ

In un Paese che invecchia (siamo il secondo paese al mondo per longevità dopo il Giappone) e con una Sanità fiaccata dalla richiesta di assistenza da parte di malati cronici, che sono quasi 4 cittadini su 10 (dati Osservasalute), un sistema di emergenza efficace è un supporto fondamentale  per la politica sanitaria del futuro.

“L’obiettivo è fare in modo che il paziente cronico venga assistito a domicilio, affinché da un lato si possa realmente ridurre il numero dei piccoli ospedali, che non hanno più motivo di esistere, dall’altro si possa assicurare al paziente una rapida centralizzazione nel caso in cui dovesse insorgere un problema acuto – conclude Marinangeli -. Deve però cambiare la percezione del cittadino, bisogna dire ai cittadini la verità, il piccolo ospedale è più pericoloso anche se più vicino a casa. Uno studio effettuato dall’Osservatorio SIMULEARN ha dimostrato come l’incidenza di denunce nei confronti degli Anestesisti Rianimatori che lavorano negli ospedali con meno di 120 posti letto è tripla rispetto a quelli che operano in ospedali con più di 500 posti letto”. 

“Una sanità moderna deve disporre di pochi ospedali importanti e di un sistema di emergenza capillare con infrastrutture adeguate come l’elisuperficie, sia per il volo diurno che notturno. Questo è l’unico modo per incrementare le chances di sopravvivenza dei pazienti e abbattere i costi sociali del sistema sanitario”.

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