Gli eroi dimenticati di Chernobyl: gli elicotteri "liquidatori"

Gli eroi dimenticati di Chernobyl: gli elicotteri "liquidatori"

A 30 anni dal disastro della centrale nucleare in Ucraina, ecco come gli aeromobili hanno contribuito alla campagna antincendio più massiccia della storia: il video dell'incidente del Mi-8

di Stefano Silvestre

Dei tanti, tantissimi retroscena che forse non tutti conoscono sul disastro di Chernobyl del 26 aprile 1986, c'è sicuramente il ruolo fondamentale degli elicotteri.

Doveva essere un esperimento come centinaia di altri, un test per mettere alla prova uno dei turbogeneratori della centrale nucleare. Ma qualcosa andò storto e un turno di lavoro come tanti altri nell'impianto in Ucraina si è trasformato in una reazione a catena che ha cambiato il mondo, distrutto intere generazioni e mutato per sempre la concezione stessa di energia nucleare.

Gli istanti successivi al disastro di Chernobyl hanno reso tristemente famosi i “liquidatori”, migliaia di persone tra soldati e tecnici inviati nella centrale ancora fumante nel tentativo estremo di spegnere l'incendio di grafite.

DISASTRO DI CHERNOBYL: GLI ELICOTTERI

A 36 ore dal disastro fu deciso di impiegare gli elicotteri, inviati dalla Siberia (a 4.000 km di distanza da Chernobyl) per riversare centinaia di tonnellate di sabbia, piombo, argilla e boro direttamente sul reattore rimasto esposto. La strategia era semplice: ricoprire la ferita nucleare esposta (in seguito racchiusa dal famoso “sarcofago” in cemento, ora ricostruito in acciaio) per evitare la fuoriuscita di radiazioni e impedire all'incendio di riprendere fiato.

In tutto furono impiegati 5 tipi di elicotteri: Mi-2 Hoplite, Mi-6 Hook, Mi-8 Hip, l'aeromobile da combattimento Mi-24R Hind e anche l'elicottero più grande del mondo, il Mi-26 Halo. Oltre ai compiti antincendio, gli aeromobili sarebbero stati utilizzati anche in supporto alle operazioni dei “liquidatori”.

Ogni elicottero aveva un compito preciso: il versatile Mi-2 doveva occuparsi della misurazione delle radiazioni, il Mi-6 (in grado di caricare fino a 12 tonnellate) era impiegato per lo sgancio del materiale di estinzione, il Mi-8 (dotato di autopilot a quattro assi) in supporto ai tecnici al suolo.

L'elicottero d'attacco Mi-24R era stato invece progettato proprio con quel preciso compito: la guerra chimica, nucleare e batteriologica. La mitragliatrice frontale poteva infatti essere rimpiazzata da un accurato dosimetro per la misurazione delle radiazioni, per permettere la designazione di percorsi sicuri per i lavoratori a terra.

Nel primo giorno di operazioni furono portate a termine 96 missioni, raddoppiate nelle 24 ore successive. A partire dal 28 aprile 1986, l'escalation operativa era ormai realtà: per ripararsi dalle radiazioni gli equipaggi utilizzavano una parte del piombo da sganciare sul reattore per coprire i pianali degli aeromobili, un'idea spartana, disperata, ingegnosa e funzionale: abbatteva l'esposizione letale anche di due volte e mezzo.

DISASTRO DI CHERNOBYL: L'INCIDENTE DEL MI-8

La parte più pesante dei lavori fu portata a termine dal Mi-26, l'elicottero più grande del mondo. I motivi erano tanti e tutti validi: era l'unico aeromobile in grado di sopportare il calore estremo e le radiazioni al di sopra del reattore esposto ed era l'unico elicottero dotato di un sistema di monitoraggio dello sgancio del materiale con telecamere, un dettaglio che aumentava enormemente la precisione della gittata e diminuiva considerevolmente il numero di voli da effettuare.

A differenza del cugino-rivale Mi-6, il Mi-26 era inoltre in grado restare in hovering sul cratere più a lungo: le sue gittate di materiale estinguente e ritardante avevano un rate di successo del 100%, il doppio rispetto all'altro gigante dell'ala rotante.

Tutte le missioni a rischio furono portate a termine nelle prime due settimane dal disastro di Chernobyl. Ma sarà l'equipaggio di uno dei Mi-8 a pagare il prezzo più alto.

“Prima dell'incidente c'erano delle gru enormi attorno al reattore e dopo l'esplosione alcune di queste rimasero letteralmente appese nel vuoto senza supporto – ha ricordato anni dopo l'incidente il colonnello Oleg Chichcov, istruttore di elicotteri Mi-26 inviato sul posto -. Ero stato assegnato a una missione sull'area, ma mi rifiutai finché le gru non fossero state messe in sicurezza”.

Uno degli equipaggi dei Mi-8 accettò invece quella missione. E il risultato non fu positivo:

Nel video: Chernobyl 1986: l'incidente del Mi-8

Tutti gli occupanti rimasero uccisi nello schianto, mentre quel video dell'incidente del Mi-8 emergerà solo alcuni anni dopo, quando la censura imposta dal governo sovietico cadrà insieme al regime.

Gli elicotteri continuarono a volare su Chernobyl fino alla fine del 1986, per una campagna antincendio senza precedenti nella storia dell'umanità.

Ma per quegli aeromobili la gloria è finita nella nube nucleare: tutti gli elicotteri impiegati nelle due settimane cruciali di Chernobyl erano troppo contaminati per continuare a lavorare. Furono immagazzinati e in seguito distrutti.  

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