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Il Gruppo Airbus vede al ribasso l'outlook per il settore elicotteri
A stretto giro dalle accuse della WTO, il CEO Tom Enders ha parlato di possibili tagli nella produzione di aeromobili commerciali a seguito del calo della domanda per il superjumbo A380
Sono ore bollenti per l’Airbus Group. A stretto giro dalle accuse del WTO, che a metà settimana ha puntato il dito contro presunte irregolarità nell’erogazione dei fondi europei per i programmi del settore ad ala fissa (5 miliardi sarebbero relativi al solo velivolo commerciale A350XWB), il CEO Tom Enders ha lanciato il monito su un possibile taglio della produzione di elicotteri civili a seguito delle difficoltà commerciali del superjumbo A380.
Per un’eventuale sanzione bisognerà attendere mesi, forse un anno, in cui potrebbe concretizzarsi l’epilogo di una querelle commerciale e industriale che dura da oltre 12 anni, quando la guerra sui sussidi statali illegali partì da presunte irregolarità segnalate dal WTO e poi rimpallate dalla Ue, che puntò il dito contro gli aiuti di stato in supporto dei nuovi programmi del costruttore americano Boeing.
“UN PIANO DI REVISIONE PER AIRBUS HELICOPTERS”
Tra accuse e probabili sanzioni commerciali, il principale costruttore di elicotteri al mondo resta impegnato nello sviluppo del nuovo bimotore H160 e nella commercializzazione dei suoi aeromobili di punta, tra cui l’H145 e l’H175. “Dobbiamo adattarci al continuo restringimento del mercato dell’ala rotante e il calo di domanda per l’A380 – ha detto il CEO Tom Enders in una lettera allo staff -. Per quanto riguarda il superjumbo, abbiamo deciso di abbassare il tasso di produzione a 12 velivoli l’anno a partire dal 2018, una scelta che lascerà spazio a eventuali aumenti di produzione qualora il mercato riprenda quota”.
Il settore elicotteri, ha sottolineato Enders, è sottoposto attualmente a una revisione mirata a calcolare gli aggiustamenti necessari a restare in linea con la realtà del mercato attuale. Le cifre parlano chiaro: secondo una recente analisi dell’IBA Group, al calo di consegne segnato nel 2014 (-21 per cento) è stato seguito un ulteriore crollo dell’11 per cento nel 2015.
L’impatto sulla forza lavoro, ha detto Enders, sarà “non indifferente” ma non avrà nulla a che vedere con il maxi piano di ristrutturazione “Power8” avviato nel 2007 con la previsione di taglio di oltre 10mila posti di lavoro in quattro anni.