Helitech 2016, va in scena la crisi degli elicotteri

Helitech 2016, va in scena la crisi degli elicotteri

Nonostante la buona volontà degli organizzatori, il principale appuntamento europeo per provider, costruttori e istituzioni ha certificato una volta in più le difficoltà attuali dell'industria

Red.

Quattro elicotteri, miriadi di micro stand e un pugno di proposte concrete. Il bilancio di Helitech 2016, la manifestazione più importante per l’industria europea degli elicotteri, è in chiaroscuro. E il motivo non è da ricercare nell’organizzazione, curata sotto tutti gli aspetti tecnici e pratici per una fiera che si rispetti (anche se il nostro messaggio dello scorso anno sull’uso dei social media ufficiali non è stato recepito).

Sul piano espositivo però è mancato più di qualcosa. Nessuno cerca i fasti (i vecchi fasti) di HAI Heli Expo, ma quattro-macchine-quattro è davvero poco. Airbus Helicopters ha ribadito con i fatti il suo essere il produttore numero uno al mondo e ha portato al RAI Center di Amsterdam due aeromobili. Un H145 nuovo di zecca di un provider italiano e un Colibrì che poco aveva a che fare con i festeggiamenti per il ventennale del debutto del bimotore H135. Quel capolavoro di cooperazione europea che di fatto è il “vecchio” EC135, meritava forse un po’ di spazio in più. Proprio quello che mancava nello stand del costruttore. E mancava anche un evento che celebrasse come si deve un elicottero cui tributare i giusti onori.

Diverso il discorso per LeonardoFinmeccanicaAgustaWestland. Lo spazio espositivo della casa di Cascina Costa di Samarate, per quanto ampio, era dominato da un solo elicottero, un AW169 in configurazione HEMS (di proprietà di una charity britannica) dal maxi schermo per la realtà virtuale dell’AW189 e poco altro.

E quindi, aggiungiamo noi, un po' poco.

Per il resto, come si diceva un tempo delle temperature: non pervenute. In altre parole Bell e tutti gli altri non si capisce cosa siano venuti a fare. Insomma, il vecchio dubbio morettiano (Nanni, non Mauro), "mi si nota di più se vengo o se non vengo".

L’idea di Helipress è che se le fiere proprio si devono fare, perché le fiere costano, a questo punto meglio impiegarle per riflettere sulle sorti dell’industria. Per proporre soluzioni. Il programma dei seminari e dei convegni era come sempre interessante, ma le soluzioni scarseggiano. Tra le proteste dei futuri e prepensionati (obbligati) della age-60 rule, il sempre più complesso ruolo operativo dei monomotore e il crollo verticale dell’offshore (qualcuno ha anche portato in mostra un enorme sacco gonfiabile per le macchine costrette a terra dalla crisi dell’oil and gas), la sensazione è che all’industria degli elicotteri servono idee fresche più che parate stanche.

Ci sono elementi di sviluppo interessanti nell’HEMS. Li avevamo analizzati all’inizio dell’anno a Louisville, li abbiamo approfonditi negli ultimi mesi.

Ad Amsterdam abbiamo assistito a una serie di meeting in cui si percepiva la reale intenzione di rendere il settore ancora più avanzato a livello di sicurezza, di tecnologie, di efficienza e di capacità di copertura sanitaria del territorio. In queste occasioni i costruttori tirano acqua al proprio mulino. Mentre i provider fanno la parte dei frontman, come in un gruppo musicale, stanno in prima linea. E così si fatica a capire fino a dove sia reale e concreta la possibilità che le grandi novità (PBN, FIPS per elicotteri di dimensioni contenute, nuovi metodi di stabilizzazione dei pazienti e più ergonomia per medici e tecnici) trovino un reale riscontro nell’Elisoccorso dei prossimi anni.

Dall’altra parte del palco ci sono però le istituzioni, ci sono i cittadini, i potenziali pazienti. Ci sono le aziende sanitarie. Dall’altra parte c’è chi paga per avere queste macchine sempre più avanzate.

Ma da questa e dall’altra parte dell’Atlantico, bisogna capirlo ora e tenerlo a mente, l’Elisoccorso è al momento l’unico settore civile che può incidere in maniera sensibile sull’outlook dell’industria.

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