La Spagna non è un paese per droni

Divieto assoluto per gli aeromobili a pilotaggio remoto. Lo ha deciso l'AESA, l'agenzia iberica per la sicurezza aerea, per evitare incidenti in attesa dell'arrivo di una norma che regoli il settore

Divieto assoluto ai droni commerciali in Spagna, senza alcuna distinzione di peso. Una decisione, quella dell’AESA (l’agenzia iberica per la sicurezza aerea), che non lascia alcuno spazio di manovra agli appassionati, ma che soprattutto rischia di strozzare un mercato potenzialmente promettente. “L’uso dei droni è molto recente – si legge nel documento di cinque pagine diffuso dall’AESA -. Il divieto nasce con la volontà di evitare incomprensioni e possibili incidenti”.

I MOTIVI DEL DIVIETO

Una questione di sicurezza, dunque, secondo l’agenzia spagnola, che ha giustificato la scelta con l’assenza di una legislazione che regoli il settore. “L’AESA non sarebbe in grado di dare alcun tipo di autorizzazione per il volo dei droni, perché non ci sono le basi legali per farlo – continua il documento -. Per questo motivo, utilizzare i droni in Spagna è vietato e punito tramite sanzioni amministrative”.

DRONI, PROGETTI A RISCHIO

Una soluzione controversa, in un paese che conta quasi 6 milioni di disoccupati. Il divieto all’uso dei droni, infatti, rischia di strozzare un mercato che, anche in Spagna, stava nascendo con ottimi presupposti. In particolare, sono due gli esperimenti che stavano guadagnandosi spazio. Il primo è l’Atlas Experimental Flight Centre, nato per testare gli aeromobili a pilotaggio remoto. Aperto a marzo, è costato 4.5 milioni di euro, investiti dal Governo regionale andaluso. Il secondo è il progetto, costato 40 milioni di euro, di un aerodromo destinato ai droni fino a 650 kg nel parco nazionale di Doñana, tra Huelva e Siviglia.

IL FUTURO DEI DRONI

La decisione dell’AESA, più che la prima mossa di una guerra ai droni, sembra un tentativo di stimolare il Parlamento spagnolo. Si tratta del secondo input, dopo l’appello della Commissione Ue, che ha invitato gli Stati membri a muoversi in tal senso, fornendo le linee guida per la redazione delle norme di riferimento per il settore. Il vuoto legislativo, in ogni caso, dovrebbe essere colmato in tempi relativamente brevi. Norme specifiche (sul modello italiano e francese) verranno infatti discusse con i produttori nei prossimi mesi.