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Robinson R66, respinto il ricorso contro l'Easa per la certificazione
L'azienda californiana aveva lamentato tariffe troppo onerose per l'omologazione del suo nuovo elicottero da 5 posti. Il velivolo è da 4 anni in attesa del via libera
La Robinson Helicopter ha perso un appello contro l’Easa per un contenzioso relativo alla certificazione del nuovo R66. La questione era relativa agli oneri economici del processo, ritenuti “fondamentalmente ingiusti” dalla compagnia californiana.
La causa, affidata alla Corte d’appello della stessa Agenzia europea per la sicurezza aerea, riguardava l’ultima di una serie di richieste di pagamento dell’Agenzia per la certificazione del nuovo velivolo da 5 posti della Robinson. L’azienda americana aveva avanzato richiesta ufficiale per l’omologazione dell’R66 nel maggio del 2010, pagando un totale di circa 462mila dollari suddivisi su due fatture. L’importo, secondo la Robinson Helicopter, avrebbe dovuto coprire i costi fino al dicembre del 2011. Nel novembre 2012, la Robinson aveva però ricevuto un’altra notifica da 290mila dollari, circostanza che ha spinto il costruttore alla protesta ufficiale. Con il ricorso si chiedeva l’annullamento della terza fattura e la determinazione di una giusta tassa per la certificazione.
Alla base del ricorso della Robinson, c’era la convinzione che l’importo non fosse sostanzialmente equo. A supporto della sua tesi, la compagnia californiana aveva messo in relazione il prezzo di tre elicotteri con caratteristiche simili, lo stesso R66, l’R44 II e il Bell 429, comparando le tasse rispettivamente pagate per la certificazione. Secondo i calcoli dell’azienda californiana la certificazione dell’R66 sarebbe costata oltre sei volte di più rispetto a quella dell’R44 e del Bell 429.
“L’R66 ha molte specifiche in comune con l’R44 II – ha sottolineato la Robinson nel corso dell’appello -. Per questo, l’importo del pagamento, estremamente superiore al suo valore di mercato, ci sembra ingiusto. Con una suddivisione così grossolana tra le categorie di certificazione sulla base dei posti a sedere, le tasse non sono uniformi”.
La Robinson ha confrontato anche la tassazione per la certificazione Easa con quella di altre agenzie nel mondo. In particolare, quella della FAA, definita dalla compagnia americana molto simile in quanto alle modalità a quella europea. Le tasse versate, in quel caso, sono state di 90mila dollari, una differenza sostanziale e, secondo la Robinson, ingiustificata.
Le motivazioni del costruttore americano, tuttavia, non sono bastate alla Corte d’appello. Il tribunale ha infatti respinto il ricorso evidenziando come l’Easa si sia limitata a rispettare le norme vigenti per la tassazione. La Corte, in sostanza, ha giudicato il ricorso della Robinson relativo alle modalità di fatturazione dell’agenzia e ha spiegato di non avere il potere di giudicare sul merito. Per questo, il prossimo passo potrebbe essere l’appello alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, alla quale la Robinson potrà rivolgersi nei prossimi due mesi.