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Il Dubai Airshow può diventare la manifestazione più importante del mondo
Dalla prima edizione del 1986 a quella del 2015, lo show degli Emirati Arabi è diventato una sicurezza fino ad insidiare gli show europei e statunitensi: ecco come ha fatto
di Nicola Zamperini
Non chiamatelo il Farnborough arabo. E non paragoniamolo più a Le Bourget o ILA Berlin. È vero, ogni manifestazione aeronautica che si rispetti deve confrontarsi con i rivali internazionali ed è sempre chiamata a migliorare quanto di buono fatto nell'edizione precedente: ma il Dubai Airshow fa ancora di più.
Anzi, sembra proprio puntare al vertice delle manifestazioni mondiali.
Nella fotogallery: Dubai Airshow: le foto
Il discorso è semplice, basta tenere a mente le ricette dello showaeronautico perfetto: andare incontro alle aspettative dell'audience non specializzata con i voli dimostrativi, rispettare le attese commerciali dell'industria di riferimento (siano aerei, elicotteri o settore militare poco importa) e possedere la capacità e le competenze necessarie a comunicare lo show in maniera moderna, efficace e globale.
Una volta considerati questi aspetti, a cui ne va aggiunto almeno un altro fondamentale - il contesto geopolitico - si capisce perché il Dubai Airshow è senza dubbio il più fresco tra i contendenti mondiali.
Gli analisti internazionali dicono che il Dubai Airshow è una realtà in ascesa ma ha meno tradizione dei cugini europei. Ed è vero. Lo show di Dubai, questo lo diciamo noi, è però al momento senza dubbio in lizza per diventare la manifestazione aeronautica più importante del mondo.
Trovare i perché del boom che ha portato il Dubai Airshow da piccola manifestazione del mondo aeronautico arabo (era così nel 1986) a superare quota mille espositori con più un paio di centinaia di aeromobili in mostra è un semplice fatto di logica:
Gli Emirati sono il fulcro dell'area MENA, che comprende Medio Oriente e Nord Africa.
Chi conosce i numeri e gli outlook dell'industria aerospaziale, sa di che parliamo. Per chi non lo sa, si tratta delle zone a maggiore espansione al mondo insieme al Brasile, Cina e un'altra manciata di altri colleghi illustri. E Dubai si incastra a perfezione nel complesso ingranaggio che collega il subcontinente indiano alla Cina, due colossi che ancora faticano a trovare un'identità aeronautica allettante per i grandi show.
Gli Emirati sanno comunicare in maniera efficace e moderna.
Basta dare un'occhiata al sito ufficiale della manifestazione (nulla da invidiare agli omologhi europei) e alla presenza sui social media. Mentre scriviamo, l'hashstag #DAS15 (lanciato proprio quest'anno) è in scalata per numero di interazioni e tweet, è abitato dai principali costruttori internazionali. Stesso discorso per Instagram, dove oggi sono arrivate quasi 1.000 fotografie (l'hashtag #PAS15, quello di le Bourget, è arrivato a quota 2.800).
Per le speranze del settore che ci sta a cuore, quello degli elicotteri, il Dubai Airshow è già stato un palcoscenico di primissimo piano: il ministro della Difesa Roberta Pinotti era presente e la nostra industria è andata bene, come dimostra la lista dei contratti siglati da Finmeccanica-AgustaWestland.
Ora bisogna capire se Helishow Dubai, che seguimmo lo scorso anno, potrà davvero diventare la realtà che gli organizzatori desiderano.
Ma c'è da sperare: perché se l'impronta dorata del plenipotenziario Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum, primo ministro degli Emirati Arabi (tra le sue altre cariche) si è già notata sul Dubai Airshow, chissà se anche l'industria degli elicotteri non riuscirà a trovare a Dubai il suo show da favola.
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