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Le ultime vicende di cronaca hanno messo in evidenza la complessità e le lungaggini del sistema di emergenza di una delle più importanti regioni italiane: ma cambiare è possibile
di Nicola Zamperini
Un particolare incomprensibile. Che non si spiega con le risorse limitate in sanità e dal quale è necessario partire: perché Catania non ha una base di Elisoccorso H24?
Un ragionamento sul soccorso in emergenza, con elicottero, in una delle più importanti regioni italiane non può che muovere da questo dato incontrovertibile e incomprensibile.
La città più grande della Sicilia orientale, sede del centro grandi ustionati, non ha una base H24. Il cittadino catanese può prendersi un accidente solo dall'alba al tramonto.
Le ultime vicende di cronaca hanno raccontato di un sistema di emergenza regionale siciliano a dir poco caotico. C'è la storia del direttore del 118 che - in piena legittimità sostiene egli stesso - fa venire il "suo" AW139 da Palermo fino in Sardegna e si fa riportare a casa.
C'è la vicenda tragica di una bambina che per essere trasportata da un capoluogo all'altro della Sicilia è costretta a usare un'ambulanza, quando esistono gli elicotteri e gli elicotteri possono atterrare pressoché ovunque. Anche su un campo di calcio, anche in un parcheggio.
Basterebbe applicare e rendere operativo il regolamento comunitario 965/2012.
Ma così non è stato. Nessuno lo ha suggerito, forse nessuno lo sa. E adesso da Palermo, da palazzo d'Orleans sede della Regione Siciliana, qualcuno prova a mettere una pezza sulle tante cose che non tornano.
Cominciamo col dire che la Sicilia è la più vasta regione italiana. Conta 6 basi operative per le eliambulanze, 4 sono H24 (Palermo, Messina, Caltanissetta e Lampedusa) le altre due, Catania e Pantelleria viaggiano a mezzo servizio.
In Trinacria volano elicotteri EC145 C2 e AW139, uno di questi ultimi ha la possibilità di installare a bordo la macchina cuore polmone. Un grande spiegamento di uomini e mezzi.
Ma i recenti casi di cronaca raccontano un meccanismo eccessivamente farraginoso, lento, burocratico. E se la complessità è la cifra del nostro tempo, per aggredire questa complessità la soluzione è frazionare i problemi.
In poche parole, il prossimo burocrate regionale siciliano che ripenserà all'Elisoccorso dovrà dividerlo almeno in 3 lotti. Trasformare un unicum complicato, ingestibile, in tre porzioni più facili da governare. Quindi 3 aziende (magari in questa maniera si avrà più di un unico concorrente per la gara), 3 responsabili, 3 aree geografiche, 3 bacini d'utenza, 3 capitolati. E ciascuna area potrebbe affrontare al meglio, da un lato, particolarità ed eccezioni, dall’altro, il quotidiano e la normalità.
Ci sono svariate ragioni che spingono in questa direzione: su tutte, le dimensioni monstre di un appalto, dimensioni che non aiutano. E poi il carico di emergenza per le 2 basi isolane. Lampedusa rappresenta la "frontiera" meridionale di un intero continente. A volte, quando gli sbarchi di profughi si fanno più massicci, viene richiamato un elicottero supplementare. Ecco perché Lampedusa e Pantelleria meriterebbero attenzioni e budget separati.
Ancora,l’Etna, il più grande vulcano attivo dell'Europa meridionale gioca un'importante ipoteca aeronautica, a seconda che sia dormiente o attivo. In questo caso, quando esplosioni e cenere sono sospinti da un vento che spira in direzione nord-sud, il traffico aereo può subire stop improvvisi e duraturi.
Da ultimo i due arcipelaghi delle Egadi e delle Eolie che d'estate hanno un bacino turistico importante. Se, per ipotesi, una notte l’elicottero di Messina vola a Stromboli per un intervento, la Sicilia orientale rimane appesa all’eliambulanza di Caltanissetta, condizioni meteo permettendo.
Ecco alcune ragioni che spingono nella direzione di dividere in 3 il mega appalto siciliano. In futuro con 3 soggetti che rispondono di un’area circoscritta, sarebbe più facile chiedere conto di un fatto basilare che, nella vastità dell’Elisoccorso siciliano, finisce per perdersi, e cioè perché Catania non ha una base operativa H24.
E magari, con 3 lotti, i cittadini potrebbero domandare più basi per il territorio. Per fare un raffronto la Lombardia, che non ha le isole di Lampedusa e Pantelleria, dispone di 5 basi di Elisoccorso.
Ultima piccola nota. A palazzo d'Orleans, nella sede della Regione guidata da Rosario Crocetta, qualcuno potrebbe partire da questo modesto suggerimento per ripensare l'Elisoccorso come perno di un nuovo sistema di emergenza regionale. Nuovo anche nelle idee espresse, idee terribilmente imprecise. Sono le idee del direttore operativo delle eliambulanze siciliane, che dopo la vicenda della trasferta sarda, ha dichiarato ai microfoni dei colleghi di Livesicilia.it, "ogni siciliano che si trovi fuori dall'Isola e in condizioni gravi di salute può chiamare la centrale operativa del 118: un elicottero partirà per lui". Affermazione generosa ma incauta, che siamo certi il Comandante Ciro Manzo, vorrà smentire con Helipress e che Helipress registrerà con immediato sollievo.
Non esistono cittadini siciliani che chiamano 118 siciliani. Esistono cittadini italiani che possono chiamare il 118 ovunque si trovino, ed esistono aziende di emergenza sanitaria territoriali che rispondono. A prescindere dalla carta d’identità di chi chiama.
Si chiama sanità universale, sanità pubblica e non sanità privata o elitaxi.
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