Mauro Moretti, la Brexit, gli elicotteri e la "vecchia" Finmeccanica

Intervistato da Giovanni Minoli per Mix24 su Radio 24, il CEO di Leonardo ha fatto il punto sull'uscita del Regno Unito dalla Ue e sui temi della nuova (e della vecchia) AgustaWestland

di Nicola Zamperini

Questa volta Mauro Moretti non ha parlato di elicotteri, ma ha confermato l'intenzione di fare shopping. E lo shopping potrebbe riguardare aziende connesse al business degli elicotteri. E gli elicotteri infine potrebbero essere la diretta conseguenza dei rapporti con il governo di Sua Maestà.

Ma andiamo con ordine.

Intervistato qualche giorno fa da Giovanni Minoli per Mix24 su Radio 24, il CEO di Leonardo-Finmeccanica ha fatto il punto sul dopo Brexit e su vari altri temi.

Moretti ha definito l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea "un'opportunità per poter discutere con il governo inglese mettendolo non dico con le spalle al muro, ma mettendo sul tavolo un qualcosa di diverso".

A voler interpretare le parole del CEO di Leonardo si potrebbe ipotizzare un negoziato con il futuro governo britannico per mantenere aperto e operativo lo stabilimento di Yeovil, dove la Leonardo Elicotteri oggi produce macchine e impiega oltre 3.000 persone. Per capirci: se Londra offre condizioni vantaggiose, AgustaWestland Ltd rimane oltre Manica. Sembra una prima mossa, adesso occorre aspettare la risposta del Regno Unito.  

Insomma leggendo con attenzione le parole di Moretti sulla Brexit sembrano esserci più luci che ombre.

Il manager ha poi confermato l'intenzione di procedere ad acquisizioni nel prossimo futuro. "Ho in mente operazioni precise che non posso dire perché sono sotto discussione  - ha spiegato il CEO di Leonardo -, posso dire che sono concentrate in Europa in vista del consolidamento della Difesa europea per far sì che Finmeccanica possa diventare uno dei player più importanti".

L'obiettivo sembra essere quello rafforzare immagine, portfolio e leadership dell'azienda.

Ma le affermazioni più spigolose nella chiacchierata che Moretti ha fatto con Minoli sembrano essere quelle sul sistema Finmeccanica del passato. Parole dure. Una condanna senza appello del vecchio modo di gestione della capogruppo e di tutte le controllate.

L'azienda "prima del mio arrivo - ha detto - era allo sbando”. E ha proseguito: "Prova ne erano i conti che erano drammaticamente malmessi". Sollecitato dalle domande di Minoli a chiarire la condizione pre-morettiana di Finmeccanica, il CEO di Leonardo ha spiegato: "Era l’ultimo esempio delle vecchie partecipazioni statali lottizzate, al cui interno c’era una holding che aveva una sua funzione scarsa. Tante imprese controllate, ognuna perfettamente indipendente, con una specie di feudatario che stava sopra e, quindi, non c’era la possibilità di far sinergia né c’erano le risorse, soprattutto guardando il futuro, per la ricerca e sviluppo".

Parole che pesano e lanciano un segnale fosco su tutti coloro che hanno e avevano ruoli nella vecchia Finmeccanica, definiti senza mezzi termini "feudatari". Adesso c'è da capire se aver fatto tornare i feudi all'interno di una logica di gruppo, trasformandoli in divisioni, abbia risolto i problemi.

Oppure se le parole alla radio di Confindustria siano solo un prologo a cambiamenti, avvicendamenti, sostituzioni, promozioni e bocciature.

Staremo a vedere.

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