Il nostro magazine spegne la prima candelina. Per l'occasione, ripercorriamo insieme le tappe di questi ultimi 12 mesi
Gli anni passano per tutti. Anche per Helipress, che arriva al traguardo della prima candelina. In questi 12 mesi, abbiamo cercato di raccontarvi nel migliore dei modi il mondo degli elicotteri, sia ? leggi
"Giro del mondo in elicottero: vi racconto il mio viaggio sull'R66"
Helipress intervista Michael Farikh, uno dei protagonisti del Round-World Trip con il nuovo elicottero Robinson
Due aeromobili, quattro piloti, quasi mille chilometri percorsi al giorno. Il giro del mondo in elicottero è un’impresa che porta anche la firma di Michael Farikh, pilota amatoriale di origini russe con la passione per l’ala rotante e dei suoi tre compagni di avventura: Alexander Kurylev, Dmitry Rakitsky e Vadim Melnik.
“È nato tutto dalla voglia di provare un’esperienza nuova, estrema”, spiega nel corso dell’intervista sul suo viaggio: sei settimane di volo, partenza da Mosca, arrivo in Canada sorvolando l’Europa e ritorno sui cieli della Siberia.
Micheal Farikh, partiamo dall’inizio. Perché l’R66?
“Si tratta di una macchina molto più performante dell’R44: è più veloce, può volare più in alto e ha un cockpit più grande. Ha il vantaggio, inoltre, di essere alimentata da benzina Jet A-1, che si può trovare in ogni aerodromo del mondo”.
Quando avete avuto l’idea, però, l’R66 era un elicottero nuovo, appena certificato in Russia. Un rischio?
“È vero, c’era questo problema. Prima di partire, infatti, io e Dmitry Rakitsky abbiamo fatto un volo test nell’aprile 2013, da Mosca al Polo Nord. Quell’esperienza ci ha convinto a partire, perché ci ha fatto capire che l’R66 era una macchina adatta a quel tipo di sfida”.
Nella fotogallery: L'avventura di Michael Farikh per immagini
Come si prepara un viaggio intorno al mondo?
“Di base, ci vuole sicuramente una grande esperienza in volo. Bisogna essere in grado di pilotare in condizioni ambientali diverse, conoscere le normative di tutto il mondo e sapere comunicare via radio in inglese. È stato importante per noi anche il supporto del nostro sponsor Aviamarket (provider russo, ndr)”.
Voi, però, partivate già da una buona base di conoscenze.
“Possiamo dire di essere specializzati in voli su lunghe distanze. Con l’R44 avevamo già provato viaggi di questo tipo. Ricordo, in particolare, quello del 2009 da Los Angeles a Mosca e quello intorno all’Europa, del 2010. Queste esperienze ci hanno permesso di approcciarci in maniera corretta a questa sfida: insomma, sapevamo a cosa andavamo incontro”.
Che tipo di lavoro va fatto sulla macchina?
“È fondamentale svolgere una corretta manutenzione sia prima della partenza, sia alla fine di ogni tappa. Sapersi prendere cura del mezzo è tanto importante quanto saperlo pilotare su lunghiu tragitti. In più, abbiamo preparato un serbatoio ausiliario per estendere il range dell’aeromobile”.
Qual è l’immagine più evocativa che conserva di questa avventura?
“Potrei rispondere: tutte. Ogni volta che guardavo giù dall’elicottero rimanevo ammirato. Ho amato, personalmente, l’Islanda, la Groenlandia e il Canada. In Europa ero già stato e ho approfittato delle nostre soste per ritrovare alcuni vecchi amici. Poi, certo, c’è l’Italia. La conoscevo già, ma sorvolarla mi ha dato emozioni uniche”.
E adesso? Cosa c’è in programma?
“Sono un pilota privato, volare non è il mio lavoro ma solo un hobby che, naturalmente, mi porta via molto tempo. Posso solo dire che cercherò di prepararmi per un’altra avventura del genere: ormai, è qualcosa di cui non posso fare a meno”.
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