"Soccorso Alpino Lazio, nel 2014 operativi con 50mila euro" -FOTO

Il presidente Corrado Pesci racconta a Helipress le criticità e i punti di forza del Servizio regionale, tra la cronica carenza di fondi e e il (sogno) di una sala operativa unica

di Stefano Silvestre

Per chi si occupa ogni giorno di salvare vite umane, arrivando dove pochi si spingerebbero, il “posto fisso” non esiste. Impegnati tra elevatissimi standard qualitativi e di sicurezza da rispettare, procedure consolidate, missioni di elisoccorso e un territorio regionale ben più vasto e complesso di quanto si possa immaginare, gli uomini del Soccorso Alpino e Speleologico del Lazio conoscono bene, da tempo, quanto sia importante garantire un servizio efficiente senza contare su fondi di alto livello.

Nel 2014, ha rivelato a Helipress il presidente Corrado Pesci, il finanziamento erogato annualmente al SASL ha costretto gli uomini del Soccorso Alpino regionale ad andare avanti contando quasi esclusivamente sulle proprie risorse economiche.

SOCCORSO ALPINO LAZIO: IL PROBLEMA DEI FONDI

“Oggi lavoriamo con una legge che erogava 100 milioni di lire l'anno nel 1988, 50mila euro nel 2014. Ma se ci va bene alla fine ne riceviamo solo 35mila. E nei due anni passati i fondi sono anche saltati. Che dire? Noi abbiamo l'obbligo di fornire l'equipaggiamento e garantirne la sicurezza, ma siamo praticamente obbligati ad autofinanziarci. Non si tratta di frivolezze: scarpe e indumenti giusti per il soccorritore alpino fanno la differenza tra essere l'operatore di soccorso e diventare vittima”.

Nella fotogallery: Soccorso Alpino Lazio tra Elisoccorso e ricerca

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REGIONE LAZIO: L'IMPORTANZA DEL SOCCORSO ALPINO

“Sembrerà strano, ma noi facciamo per il 90 per cento ricerca. Un dato interessante: dal 1974 a oggi sono stati registrati circa 16.900 dispersi nel Lazio, di cui circa 9.000 mai ritrovati. Una fetta importante è costituita da allontanamenti volontari, ma stiamo comunque parlando di cifre non esattamente trascurabili”.

Il Lazio ha una conformazione complessa, che rende le operazioni di ricerca meno scontate di quanto si creda. C'è il territorio di Roma, ma anche un bacino di utenza enorme, boschi ai confini della città e ben 19 montagne tra i 2.000 e i 2.500 metri di altezza.

“Chiunque può perdersi, dal cercatore di funghi della domenica al professionista uscito a pranzo nel ristorante fuori mano. Nel Lazio le catene montuose si legano all'Appennino, è facile allontanarsi ma tornare può essere un'impresa dura anche per chi è esperto”.

Per approfondire: L'importanza del Soccorso Alpino in Italia

LA SALA OPERATIVA UNICA

“Siamo l'unico Paese in Europa a non avere una sala operativa unica per il coordinamento delle emergenze. Ma si risparmierebbe molto, fino a centinaia di milioni di euro l'anno solo tra costi del personale e attrezzature tecniche – conclude Pesci -. Non è raro assistere a operazioni di soccorso in cui partecipano 5 o 6 elicotteri di enti diversi, a volte basta l'arrivo dei media e tutti si scatenano. Sono soldi sprecati: con una sala operativa unica, e naturalmente con il buonsenso di tutti gli operatori, si avrebbe un coordinamento migliore, più efficiente ed economico”.

Autofinanziamento, operazioni in elicottero, missioni all'estero e un'opera di ricerca dei dispersi silenziosa e spesso relegata in un angolo dai media nazionali: è difficile non pensare ai motivi che spingono i professionisti del Soccorso Alpino a fare del proprio lavoro uno stile di vita.

“Chi presta soccorso non è un eroe – conclude Corrado Pesci -. Salvare vite umane è un mestiere difficile anche per i professionisti migliori con l'equipaggiamento più moderno: nel soccorso alpino entrano in gioco forze e variabili difficili da descrivere, in cui la preparazione tecnica e fisica è tutto. L'abnegazione, senza dubbio, è una caratteristica che accomuna tutti gli uomini del CNSAS”.  

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