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"Soccorso Alpino, una risorsa fondamentale per la collettività" -FOTO
Dall'importanza degli uomini del CNSAS alle missioni in elicottero fino agli interventi all'estero: Helipress a colloquio con Corrado Pesci, il presidente del Soccorso Alpino Lazio
di Stefano Silvestre
“Chi più alto sale, più lontano vede; chi più lontano vede, più a lungo sogna”. Il motto – gli appassionati di montagna l'avranno subito riconosciuto -, appartiene al celebre alpinista e giornalista Walter Bonatti. Non stupisce che l'aforisma di un mito della montagna campeggi sulla parete di Corrado Pesci, presidente del Soccorso alpino e Speleologico Lazio: coordinare e gestire i professionisti (volontari) che ogni giorno contribuiscono a individuare i dispersi e salvare vite umane negli ambienti più disparati, anche sulle eliambulanze del 118 locale, non è un lavoro di poco conto.
Soccorritore alpino, presidente e pilota di elicotteri per passione da più di 30 anni: Corrado Pesci conosce bene i benefici dell'ala rotante. “L'elicottero è la macchina definitiva per il soccorso sanitario, un aeromobile efficiente, veloce, potente e, ormai, pieni di tecnologia mirata ad aiutare il lavoro dei piloti, anche quelli con meno esperienza. Per il Soccorso Alpino l'ala rotante è una risorsa decisiva, che ha anche contribuito ad ampliare il ventaglio delle operazioni rendendole allo stesso momento più rapide e sicure”.
Nella fotogallery: Soccorso Alpino: dalla montagna all'Elisoccorso
L'INTERVENTO IN GERMANIA DEL 2014
Rimasto quasi nell'ombra e lontano dalle luci della ribalta nazionale, il salvataggio di uno speleologo rimasto ferito nella grotta di Rienseding-Schachthöhle (la più profonda della Germania) a mille metri di profondità resterà nella storia del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. La cronaca completa è disponibile sul sito ufficiale del CNSAS.
Nel video: Gli uomini del CNSAS nella grotta Riesending Schachthohle
“E' stato un intervento incredibile. Immaginate la situazione: un uomo, un famoso speleologo tedesco, resta bloccato a 980 metri di profondità, ferito e incosciente, dopo il crollo della volta della grotta che stava esplorando. La macchina dei soccorsi si muove subito, l'operazione è paragonabile come prestazioni alla vetta dell'Everest. Parte la prima squadra del Soccorso Alpino tedesco, ma rinunciano stremati a 850 metri di profondità. La seconda squadra di elite, inviata in sostituzione, si ferma ancora prima, a 780 metri”.

Ed è in questo momento, è il 10 giugno 2014 (due giorni dopo l'incidente), che il governo tedesco contatta quello italiano per coinvolgere nell'intervento il CNSAS. Il tempo di prepararsi e da tutto il Paese convergono in Baviera i primi uomini. “Le autorità tedesche stimavano circa 26 ore per arrivare in fondo, i nostri ce l'hanno fatta in 15 ore, con al seguito due medici e un infermiere specializzato. E' stato massacrante, le squadre si davano il cambio, 15-18 ore per arrivare giù, 24 ore di turno e altre 15-18 ore per tornare in superficie. Il tutto con il pericolo della falda acquifera che si sollevava a causa della pioggia torrenziale”.

La prima regola del soccorso alpino è la sicurezza degli operatori. Ma le comunità degli speleologi e dei soccorritori alpini sono quasi famiglie allargate, in Europa ci si conosce un po' tutti e, quando succedono eventi simili, è difficile tirarsi indietro. “Non si può lasciare persona ferita al suo destino. L'incidente della grotta Rienseding-Schachthöhle si è concluso nel migliore dei modi, dopo otto giorni di lavoro gli uomini del Soccorso Alpino e Speleologico hanno portato fuori l'infortunato che addirittura ha salutato i soccorritori all'uscita. La difficoltà più grande è preparare al massimo l'equipaggiamento tecnico e sanitario, calcolare ogni metro, pianificare ogni sosta e coordinare il lavoro di oltre 200 persone. Ma è una fatica che tutti accettiamo senza riserve”.
COME SI DIVENTA SOCCORRITORE ALPINO
L'iter per chi decide di diventare soccorritore alpino è piuttosto lungo e complesso: prima si invia il curriculum poi, in caso di prima valutazione positiva, si entra in un affiancamento in stazione che può durare da 6 mesi a un anno. Dopo una valutazione tecnica e psicologica, che prende in considerazione anche la capacità di lavorare in squadra e di gestione sotto pressione, si passa all'esame in due moduli (neve/ghiaccio e roccia). Insomma, prima di diventare soccorritore, bisogna dimostrare di essere un alpinista vero.

“Il Lazio ha una tradizione meno profonda rispetto ad altre regioni italiane. Molti ci chiamano pensando che si tratti del Corpo Forestale ma scappano appena capiscono che è tutto su base volontaria e che, soprattutto, serve una preparazione enorme”.
Chi riesce a superare le selezioni, vedrà un elicottero solo dopo molto tempo. L'iter prevede la frequentazione di una scuola regionale di preparazione sul soccorso, con manovre omogenee per tutta Italia, verificate periodicamente dagli istruttori nazionali della SNATE (Scuola Nazionale Tecnici di Elisoccorso): significa che una squadra si può sostituire efficacemente anche durante il lavoro, grazie alla standardizzazione delle manovre e delle procedure.

Da operatori di soccorso base la scala “gerarchica” prevede un gradino più elevato per il soccorritore alpino, seguito dal tecnico di soccorso alpino e, in cima, il tecnico di elisoccorso. Chi opera a bordo degli elicotteri è considerato al livello più avanzato perché ha la responsabilità di dover lavorare in solitaria e, sopratutto, di operare anche per la sicurezza del medico e dell'infermiere.
“Le manovre del tecnico di elisoccorso standard sono schematiche. Ma sono semplici solo a parole: il tecnico scende dall'elicottero, mette in sicurezza i feriti, prepara la sicurezza per medico e infermiere, li fa calare e poi procede alla movimentazione in parete. Solo dopo si procede all'evacuazione del primo ferito con il medico, segue l'infermiere e, se necessario, si continua con l'altro ferito. Il tecnico è il primo a scendere e l'ultimo a risalire a bordo. La vita di quattro persone dipende da lui, non c'è margine di errore”.
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