Elisoccorso in Emilia Romagna e quel bando "così così…"

La gara per l'assegnazione del servizio Hems regionale può essere considerata un modello di efficienza: dopo una breve proroga la stesura dei requisiti. Ma i paletti mettono a rischio la concorrenza

di Nicola Zamperini

Chiamatela questione di peso, di dimensioni, di opportunità, ma la sostanza resta sempre la stessa. Può l’Elisoccorso restare materia di discussione affidata alla perizia di uffici regionali che molto sanno di programmazione sanitaria e poco di elicotteri? La nostra risposta la conoscete, l’avevamo scritta a chiare lettere a luglio, quando avevamo auspicato la nascita di un tavolo di discussione nazionale sul comparto. Ora ripartiamo proprio da dove eravamo rimasti con un argomento più che mai calzante: il recente bando Hems in Emilia Romagna.

I lettori più informati sapranno bene a cosa ci riferiamo. Il 24 luglio scorso è stata pubblicata la nuova gara ufficiale per l’assegnazione del servizio di Elisoccorso per le basi di Bologna, Parma, Ravenna, e Pavullo nel Frignano. Si tratta di una commessa importante, in una Regione che fa della rete di emergenza sanitaria un punto di forza della propria offerta di salute. Ed è una commessa, va sottolineato subito, pubblicata in tempi rapidi, a poche settimane dalla scadenza del vecchio bando e in occasione di un periodo di proroga che si rivelerà, in ultima analisi, anche piuttosto breve. Si tratta di una gara con requisiti precisi, espliciti, tutto sommato snella nella forma e facilmente comprensibile. È anche semplice trovare il bando completo sul sito ufficiale.

La strada della trasparenza e della continuità amministrativa intrapresa dalla Regione – il bando e il relativo capitolato sono stati pubblicati nonostante le dimissioni del Presidente Vasco Errani – inciampa tuttavia su alcuni punti poco chiari che vale la pena approfondire. Per capire di cosa stiamo parlando bisogna saltare direttamente all’articolo 21 del testo, dove sono descritte le “Caratteristiche degli aeromobili”.

Partiamo da un presupposto doveroso: i requisiti sono stati stilati tenendo certamente conto anche delle infrastrutture certificate in Emilia Romagna. Ma questo fattore non basta a giustificare i paletti imposti.

Appare infatti chiaro, anche dopo una prima lettura, che il bando tende a privilegiare ed identificare una classe di elicotteri ben circoscritta. Su un totale di quattro aeromobili, si legge nel documento, almeno tre devono essere certificati FAR 29 (si parla di peso massimo al decollo) e devono avere lunghezza massima fuori tutto con rotori rotanti inferiore a 15 metri.

Si tratta, altresì, di richieste che escludono automaticamente dalla gara una lunga lista di aeromobili favorendo, anche se in maniera non esplicita, un ventaglio piuttosto ristretto di macchine. E bisogna aggiungere un ulteriore dettaglio. Da ormai dieci anni vengono pubblicati bandi regionali per l’Elisoccorso che privilegiano l’impiego di elicotteri di nuova fabbricazione. Il capitolato in questione spalanca invece la porta anche a macchine di età inferiore ai 15 anni. L’età degli aeromobili, chi lavora nel settore lo sa bene, non è un fattore decisivo: quello che manca, in questo caso, è un metro di giudizio uniforme.

Perché alcune gare richiedono l’impiego di elicotteri nuovi e altre no? Perché i paletti di peso della FAR 29? Sono domande semplici, a nostro avviso, ma che restano ancora in attesa di una risposta.

Il bando dell’Emilia Romagna, va detto a chiare lettere, è legittimo. Anzi, alla Regione vanno i nostri complimenti per aver preparato una gara in tempi ragionevoli, restando perfettamente nei confini  delineati dalla legge. A essere poco chiara, semmai, è la scelta dell’amministrazione di privilegiare gli aeromobili di un preciso costruttore internazionale.

Lo abbiamo detto a luglio, lo ribadiamo: serve un tavolo nazionale per garantire la piena concorrenza e una standardizzazione nei requisiti delle gare. Non è meglio spalancare le porte e garantire la partecipazione di tutti, sia costruttori che provider? Non è anche economicamente più vantaggioso aprire a costruttori nazionali e internazionali che possono offrire nuovi e diversi modelli di elicotteri? Nelle ultime settimane il presidente del Consiglio ha ribadito che l’Italia vuole accogliere le imprese straniere pronte a investire in Italia: non c’è il rischio che – ancora una volta – la burocrazia affossi le intenzioni di chi, da fuori, vuole lavorare nel nostro paese? Ci auguriamo di no. E ci auguriamo che in futuro qualcuno prenda in mano la questione Elisoccorso e ne faccia un tema di dibattito nazionale.

Gli oltre 50 equipaggi che ogni giorno e notte, in tutta Italia, si alzano in volo per salvare le nostre vite, meritano questa attenzione. 

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