Flessibilità, sicurezza, modularità: i punti di forza e la strada verso l'ingresso in servizio dell'ultimo erede della famiglia di elicotteri leggeri bimotore EC145
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La tensione dei rapporti USA-Germania porterà nuova linfa a Airbus Helicopters e nuove opportunità per le commesse di elicotteri militari della Difesa europea, anche per Leonardo. Ma Bell e Sikorsky..
di Nicola Zamperini
La fotografia di Angela Merkel con il premier indiano Modi, sotto la porta di Brandeburgo e la dichiarazione della stessa Cancelliera sull'inaffidabilità del Presidente Usa Trump hanno tutte le caratteristiche per poter passare rapidamente dalla cronaca a qualcos'altro.
Che si tratti di momenti storici è presto per definirlo.
"Il Vecchio Continente deve prendere in mano il proprio destino. L'Europa vada avanti da sola", queste le parole che hanno aperto una voragine nei rapporti tra Unione Europea e Stati Uniti. Se aggiungiamo la foto celebrativa della visita di Stato del primo ministro indiano, capite bene che il ruolo che la Germania vuole giocare sul piano globale non è quello dell'alleato storico degli americani. Non è quello dell'amico fedele, ma un ruolo di primo piano, autonomo, con una propria linea politica ed economica.
Trump ha capito le difficoltà e ha provato a ricucire con una dichiarazione del suo portavoce che suona come una mano tesa, "i due vanno d'accordo".
Niente di più, niente di meno. La situazione è alquanto tesa.
Torniamo a parlare di politica perché è solo la politica, ormai, a definire e determinare il futuro dell'industria degli elicotteri in attesa dell’Oil and Gas, il mercato per eccellenza che a oggi risulta ancora disperso.
E se la Cancelliera afferma che "i tempi in cui potevamo contare pienamente su altri sono in una certa misura finiti" significa che sono finiti i tempi in cui c'era un mercato europeo per gli elicotteri militari americani e un mercato americano per gli elicotteri militari europei.
Adesso c'è Airbus in Europa, e in qualche misura c’è anche Leonardo che, da sottolineare, ha acnora la cartuccia dell'MH-139 da giocarsi negli States in partnership con Boeing. Ma soprattutto c'è Airbus, che può contare sulla forza politica di una Germania leader globale e di una Francia rivitalizzata dal nuovo Presidente Macron.
La verità è che il problema più importante sembra essere per i due costruttori americani: Bell e Sikorsky appaiono oggi in severa difficoltà nel secondo mercato mondiale dell'industria degli elicotteri, e cioè nel mercato del vecchio Continente.
Non sembri una boutade, ma forse i due farebbero bene a chiudere gli uffici di rappresentanza in Europa e a limitarsi alla presenza in Gran Bretagna, che Europa da qualche mese non è più.
Sikorsky senza la forza del petrolio norvegese e scozzese ha poca speranza di vendere macchine quaggiù. Lo stesso si dica per Bell. L'azienda del gruppo Textron non ha ancora venduto quel B429 destinato al soccorso in Italia, come pronosticava anni fa l’allora CEO John Garrison e dal grande ritorno degli anni scorsi nemmeno ha messo a segno altri colpi significativi nel Vecchio Continente. Senza dimenticare il tema del brevetto del carrello a pattini, che in una misura ha plafonato le prestazioni commerciali del 429 in Francia.
Entrambe le aziende possono chiudersi nella riserva di lusso del settore VIP, settore che non è in crisi ma che garantisce numeri esigui.
Per un simile perimetro commerciale basta una sede a Londra.
Ci sarà anche da capire come finiranno le commesse per elicotteri militari. Ma dopo le parole della Merkel la difesa europea potrebbe orientarsi in primo luogo verso il più importante produttore di elicotteri al mondo, Airbus Helicopters e, in seconda battuta, per Leonardo.
Bisogna capire che le aziende del nord Italia sono ormai parte di una sfera d'attrazione imprenditoriale tedesca. Leonardo ha forza e dimensioni per strutturarsi su scala globale, ma anche i giganti quando devono competere sullo scacchiere globale devono valutare se non sia il caso di chiudere alleanze strategiche o meno.
Angela Merkel ha fatto capire che il futuro per la Germania - e quindi per l'Europa - guarda a Oriente. Guarda alla Cina, strizza l’occhio all'India del premier Modi: la prima fila per il futuro politico e industriale.
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