"L'elicottero? L'ufficio con la vista migliore del mondo"

Ranjan Limbu ha 25 anni ed è pilota di elicotteri in Nepal per la Fishtail Air: ecco la sua storia sulle vette dell'Himalaya e le sue migliori fotografie

di Nicola Zamperini

“Namaste dal Nepal”. Si presenta così Ranjan Limbu, pilota di elicotteri nel Paese più alto del mondo. Ad appena 25 anni siede già ai comandi di un AS350B3 della Fishtail Air tra le montagne dell'Himalaya, parla come un veterano, ama scattare foto agli elicotteri (la photogallery è in basso nella pagina) e ha prestato servizio in una delle più devastanti catastrofi naturali del ventunesimo secolo: il terremoto del Nepal del 25 aprile 2015.

Lo abbiamo intervistato per capire come nasce la sua passione per la fotografia e per farci spiegare quanto sia complesso lavorare in elicottero in Nepal. Ranjan ci ha offerto anche il suo punto di vista esclusivo sui giorni che hanno cambiato per sempre il volto del suo Paese.

Ranjan, iniziamo da te.

“MI chiamo Ranjan Limbu, ho 25 anni, sono un pilota di elicotteri e dal 2010 lavoro in Nepal per la Fishtail Air”.

Come sei diventato pilota di elicotteri?

“Sono originario di Charali, nella parte orientale del Nepal, dove ho passato gran parte della mia vita. Lì c'è una base dell'Esercito e mi ricordo che tutti i giorni facevo più di un chilometro a piedi solo per veder volare gli elicotteri. Penso di averlo sempre avuto nel sangue, amavo qualsiasi cosa volasse sin da bambino. L'elicottero è l'ufficio con la vita migliore del mondo”.

Quando hai iniziato a fotografare elicotteri?

“Ho iniziato quando ho iniziato a pilotarli. Non posso fare a meno di tirare fuori la telecamera e scattare, ci sono troppi posti incredibili e, da pilota di elicotteri, ho l'occasione di vederne molti. Uso il mio lavoro per mostrare tutto anche a chi non ha la mia stessa opportunità”.

Il tuo elicottero preferito.

“Monomotore. Tutta la gamma AS350. Amo queste macchine: hanno reso realtà i miei sogni”.

Nella fotogallery: Le migliori foto dal Nepal

Lavori per la Fishtail Air, un provider piuttosto noto in tutto il mondo. Hai lavorato in occasione del terremoto che ha devastato il tuo Paese nell'aprile scorso?

“Purtroppo ho assistito a questa tragedia in prima persona e ho volato molto in occasione del sisma. Soprattutto, come normale, in missioni di salvataggio e di supporto alle popolazioni colpite”.

Ti va di raccontarci la tua storia sul terremoto?

“Era il 25 aprile ed è successo tutto in pochi istanti prima di mezzogiorno. Io ero a Lukla con il Comandante Reto, CEO della Heli Linth di Mollis, in Svizzera. Hanno smesso di funzionare subito i cellulari e la tv e le prime notizie che abbiamo avuto parlavano già di vittime e valanghe sul Campo base dell'Everest. Il primo giorno siamo stati costretti a terra per questi motivi e il 26 aprile, alle prime luci dell'alba, abbiamo iniziato a portare in salvo i superstiti del Campo base”.

Hai volato anche con Maurizio Folini, in quei giorni.

Ho passato molte ore in volo con il Comandante Folini, è un pilota molto esperto e mi ha insegnato parecchi trucchi del mestiere. Lui si è unito alle missioni di salvataggio alcuni giorni dopo ed è stata un'esperienza indescrivibile per noi piloti. Devastante a livello umano, fortunatamente irripetibile per l'esperienza accumulata. Abbiamo volato molte e intense ore al fianco di comandanti esperti come Reto e Folini. Diciamo che un'esperienza così non capita a tutti i piloti. Per fortuna.

Siete rimasti a lungo?

“Dopo due settimane siamo tornati tutti a Kathmandu e abbiamo proseguito il nostro lavoro nell'area della Capitale”.

Ci sono state polemiche in Europa e negli Stati Uniti in merito alla natura dei soccorsi, giudicata troppo lenta.

“Abbiamo lavorato al massimo con i mezzi a nostra disposizione. Noi nepalesi siamo lieti di aver ricevuto un incredibile aiuto dalla comunità internazionale, una mano decisiva in termini di uomini, materiali e mezzi. Questo triste evento ha aiutato tutto il popolo nepalese a stringersi per superare il dolore di una tragedia di queste proporzioni”.

Qual è la situazione in Nepal a sei mesi dal terremoto?

“Si può dire che è sotto controllo. La popolazione è tornata, con fatica, alla routine quotidiana. Anche gli uffici pubblici e privati, oltre alle scuole, sono tornato al lavoro come prima del terremoto”.

Il Nepal, aveva sottolineato Simone Moro, ha bisogno di una rete di Elisoccorso.

“Oggi usiamo gli elicotteri per tutto: dal turismo al lavoro aereo, passato per l'HEMS e quant'altro. In caso di missioni di emergenza abbiamo a disposizione solo due ospedali con elisuperficie, entrambi nella valle di Kathmandu. Possiamo predisporre i nostri elicotteri per accogliere un kit HEMS base, ma non abbiamo alcuna macchina equipaggiata con standard occidentali, sul modello REGA per intenderci. Con mezzi simili il Nepal potrebbe essere all'avanguardia.”.

È difficile pilotare un elicottero in Nepal?

“Qui il meteo cambia in pochi secondi, la conformazione del territorio è complessa a dir poco e le altitudini elevate possono spaventare. Insomma, non è uno scherzo”.

Ma il Nepal è anche un Paese meraviglioso.

"Il nostro è uno dei Paesi più ricchi al mondo in termini di biodiversità, soprattutto a causa della posizione geografica e delle variazioni di altitudine. L'elevazione del Nepal va dai 60 metri sul livello del mare al punto più alto della terra, il monte Everest: è questa diversità di ecosistemi, dalle giungle tropicali alle foreste e alle valli ghiacciate che rende il mio Paese stupendo e memorabile. Ancora di più se si sorvola in elicottero".  

Hai 25 anni oggi, sei giovanissimo e hai già realizzato il sogno di molti ragazzi qui in Europa.

“Ho appena iniziato la mia carriera, ho ancora tanta strada davanti. I miei obiettivi nella vita sono lavorare nell'industria dell'ala rotante e servire il mio Paese: non sono sogni che si esauriscono in fretta. Ah, e vorrei anche continuare a scattare le mie foto”.

Quali operazioni in elicottero preferisci?

“Le adoro tutte ma il soccorso in elicottero è imbattibile. La soddisfazione personale e umana che si ha nel salvare qualcuno in difficoltà è qualcosa che non tutti i lavori possono restituire”.

Con che cosa scatti?

“Uso spesso la mia GoPro, ma la maggior parte delle foto escono dal mio iPhone 5s e naturalmente dalla mia mirrorless Sony 5100”.

Cosa pensi dei social network? Sono utili per far capire al mondo che lavoro fate?

“Penso e spero di sì. Ma sai una cosa? Servono molto anche a noi piloti, come fonte di ispirazione e motivazione per il nostro mestiere. Mi spiego: vedere quello che fanno i colleghi in tutto il mondo, i posti che osservano, come effettuano le operazioni, leggere sui forum le loro osservazioni e i loro commenti su Instagram, Facebook o Twitter, servono anche a noi piloti per scambiare conoscenza. E possiamo condividerla con tutto il mondo”.

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