Il Twin Otter e la missione (im)possibile al Polo Sud

Una missione più unica che rara, una storia aeronautica senza precedenti, un'operazione di evacuazione medica che ha poco di comune: ecco come è andata

di Nicola Zamperini

Dal Canada al Polo Sud per salvare due vite in pericolo.

Con due piccoli aerei, nel buio totale della notte polare australe.

È una storia aeronautica pazzesca. Una storia che raccontiamo su Helipress perché ne vale la pena. Se esiste il soccorso aereo in condizioni proibitive, impossibili, eccolo.

La base Scott-Amundsen è gestita dalla National Science Foundation per il Programma di ricerca antartico statunitense (USAP). Vista dall'alto, ha l'aspetto di una piattaforma polare. Una serie di costruzioni collegate tra loro e sopraelevate rispetto al terreno per sopravvivere ai giganteschi cumuli di neve. Vivere nella base in questi mesi dell'anno, significa vivere in uno dei posti più proibitivi e inospitali del pianeta. Al buio totale per tutto il giorno, con venti gelidi che soffiano costantemente, spesso a più di 100 km orari, e temperature che oscillano tra i -40 e i -70 gradi celsius.

Nel video: Le immagini dell'operazione nel servizio della Nbc

La missione di salvataggio è più unica che rara. Un’operazione di evacuazione medica che ha davvero poco di comune. Il freddo brutale e l’oscurità dell’inverno australe ricoprono milioni di chilometri quadrati, un immenso oceano di ghiaccio in cui solo la luna e le stelle, nei pochi giorni in cui il cielo è terso, forniscono un punto di riferimento. In ogni caso non abbastanza da garantire la sicurezza di un equipaggio di soccorso. Le condizioni sono talmente proibitive da dare vita a un certo numero di storie e leggende, per la maggior parte tutte vere. Nel 1999 Jerri Nielsen FitzGerald, un medico che si era autodiagnosticata il cancro al seno mentre era in missione al Polo Sud (con tanto di biopsia e chiemioterapia autosomministrata), resistette quasi sei mesi in attesa dei soccorsi. Semplicemente, era impossibile anche solo pianificare la missione di salvataggio. 

Tutto è così arduo perché la base si trova praticamente al Polo Sud geografico. Adesso è abitata da 50 tra scienziati, ricercatori, ingegneri e tecnici. Durante l'inverno australe, che coincide con la nostra estate, gli esperimenti non si fermano. Ma nelle ultime settimane le condizioni di salute di due tecnici che lavorano nella Scott-Amundsen si sono fatte critiche. Non che manchino i medici, tra il personale, ma curarli laggiù sì è rivelato, giorno dopo giorno, sempre più difficile. A quel punto la National Science Foundation ha deciso di lanciare una grande operazione di soccorso aereo. L'obiettivo era quello di recuperare i pazienti e portarli in un ospedale vero, dove era possibile curare i due tecnici. E' questa l'operazione di soccorso impossibile.

Per capirci, da febbraio a ottobre, non sono previsti voli in arrivo e ovviamente nemmeno in partenza dala base Scott-Amundsen. Non si possono effettuare punto e basta. Fino a oggi, almeno. 

La grande operazione di soccorso era tecnicamente ai limiti del possibile. Alla missione hanno partecipato diversi soggetti, per garantire il maggior numero di informazioni utili. Per il meteo lo U.S. Navy's Space and Naval Warfare Systems (SPAWAR) dell'Atlantico centrale e per la componente medica l'Università del Texas, più la collaborazione di diverse nazioni da tutto il mondo.

Viste le condizioni metereologiche, vista la temperatura dell'aria, vista la difficoltà di utilizzare strumenti di navigazione - la presenza del Polo Sud magnetico rende inaffidabile anche la bussola - non restavano molti soggetti in grado di portarla a termine.

Tra questi c’era però una società canadese, la Kenn Borek Air Ltd, che aveva già condotto due operazioni simili nel 2001 e nel 2003.

L'aereo scelto per l’operazione è un bimotore turboelica de Havilland Canada DHC-6 Twin Otter. Sembra una scelta anomala per una missione tanto complessa, ma non è affatto così. Il Twin Otter è sì un piccolo velivolo prodotto dalla metà degli anni ’60, aggiornato dalla Viking appena una decina di anni fa. Ma è anche un aereo maneggevole, è uno STOL (Short Take off and Landing), quindi in grado di atterrare e decollare da piste considerevolmente più corte del normale. Ha un’autonomia ragguardevole e, soprattutto, è l’unico aereo al mondo in grado di reggere le condizioni meteo antartiche.

Secondo i piani non sarebbe stato sufficiente un solo aereo, ne servivano due: nel caso un velivolo fosse precipitato l'altro sarebbe quindi intervenuto in una missione - altrettanto folle ed eroica - di Search and Rescue.

Così i due piccoli aerei sono decollati da Calgary, in Canada, alla volta del Polo Sud. Un viaggio interminabile. I Twin Otter hanno attraversato tutto il continente, e tappa dopo tappa per fare rifornimento, sono arrivati alle estremità meridionali del Sud America. I velivoli hanno poi proseguito per la base di ricerca Britannica di Rothera, nella Penisola Antartica. Qui uno dei due Twin Otter si è fermato, ha spento i motori e ha atteso che l'altro portasse a termine la missione, incrociando le dita, e sperando di non doverli riaccendere mai, se non per tornare in Canada.

L'altro aereo invece ha proseguito. Ha coperto le 1.500 miglia che rimanevano per arrivare alla Base Scott-Amundsen. Una volta sulla verticale della base, rimanevano ancora due manovre pressoché impossibili da portare a termine: atterrare e decollare di nuovo per trarre in salvo i 2 pazienti, entrambi dipendenti della Lockheed Martin Antartic Support Contract.

L'aereo è riuscito ad atterrare con i pattini-sci nel buio totale della mattina del 22 giugno, sulla neve compatta. Subito dopo aver caricato a bordo i due passeggeri, il Twin Otter è decollato e in fretta e furia ha messo la prua verso nord. Dopo una tappa nella città cilena di Punta Arenas, adesso è in volo verso una struttura medica non specificata, dove i pazienti saranno trattati. L'altro velivolo è invece rimasto nella base britannica e ripartirà, in direzione del Canada, nei prossimi giorni.

Con un post su Facebook Kelky K. Falkner, capo della Divisione programmi polari della National Science Foundation, ha ringraziato tutti coloro che hanno fatto il tifo e supportato la missione perché andasse a buon fine.

Un salvataggio eroico che ricorda da vicino una missione analoga che nei primi del '900 aveva coinvolto la nave Endurance, impegnata nell'esplorazione antartica. La nave britannica rimase bloccata tra i ghiacci, venne distrutta da una impressionante morsa, ma il suo equipaggio riuscì a sopravvivere per due anni, prima di essere portato in salvo. Tutto questo riuscì grazie alla tenacia e alla determinazione di Ernest Shackleton: il capo della spedizione che, dopo infinite traversie, riuscì a raggiungere una base di pescatori non molto distante dalla stazione di ricerca di Rothera, dove uno dei due Twin Otter è rimasto ad aspettare l'altro.

Il meraviglioso libro “Endurance”, scritto da Alfred Lansing, ripercorre le tappe di quell'avventura incredibile, condotta con i mezzi e le attrezzature dell'epoca.

Speriamo che presto qualcuno racconti, allo stesso modo, la missione portata a termine dai due Twin Otter nella notte polare.

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