"Ricchi e spensierati? Quella del pilota è una vita da lupi"

Tra panorami mozzafiato, cani inseparabili e aeromobili di ogni tipo Roberto García San Miguel ci racconta cosa vuol dire davvero essere un pilota

di Nicola Zamperini

Ricchi, spensierati e con un lavoro da sogno. Spesso l'immaginario dei non addetti ai lavori inquadra i piloti di elicottero con questi aggettivi. Ma non è sempre così: in un mondo in costante evoluzione (non sempre positiva) come l'industria elicotteristica degli ultimi anni, essere un pilota è sempre di più una vocazione che porta con sé anni e anni di gavetta, sacrifici economici e non solo.

Ecco perché tra i piloti più famosi di Instagram abbiamo scelto Roberto García San Miguel, un giovane copilota di Elisoccorso impegnato in Spagna con uno dei più noti e grandi provider al mondo.

Roberto lavora a bordo di un AgustaWestland AW109. Sul suo profilo (@lobopiloto) sfilano ogni giorno elicotteri, panorami mozzafiato e il suo inseparabile cane lupo Lloba.

Sembrano passioni come tante altre, scatti della vita di ogni professionista del settore. Ma sono anche istantanee che celano molte verità sulla vita reale dei piloti di elicotteri.

Ecco la sua storia.

Roberto, quando hai iniziato a fotografare elicotteri?

Quando ho iniziato il corso da pilota ero curioso di conoscere ogni tipo di aeromobile e volevo fotografarli tutti. Il mio obiettivo era fare una lista per memorizzarli tutti facilmente. Ho iniziato così, per motivo pratici di studio. E poi non ho più smesso. Ora scatto una foto ogni volta che sono a lavoro e quella vecchia lista è diventata una carrellata elicotteri che fanno antincendio, salvataggi e Elisoccorso.

Nella fotogallery: le migliori foto di @lobopiloto

Qual è il tuo elicottero preferito?

È difficile sceglierne uno solo, ma direi l'Eurocopter (oggi Airbus Helicopters, ndr) AS350 Ecureil. Lo scelgo soprattutto per la versatilità e per il suo peso, leggerissimo. La leggerezza, tuttavia, non gli preclude la possibilità di avere ottima capacità di carico e poter comunque volare a grande velocità. Ecureil a parte, penso che tutti gli elicotteri italiani siano grandi macchine, compreso l'AW109 sul quale lavoro oggi: anche a una semplice occhiata esterna sembrano più aerodinamici e, in una sola parola, belli.

E quelli italiani sono anche elicotteri davvero versatili.

 

Come è nato e che significa @lobopiloto, il nome che usi su Instagram?

Quando sono entrato nel mondo dell'aviazione arrivavo alla scuola si volo sempre con il mio cane lupo, una femmina di nome Lloba. I miei colleghi ci scherzavano sopra, dicevamo tutti che sarebbe diventata lei il miglior pilota del gruppo, visto che era sempre la più concentrata e attenta della classe.

Lloba ama volare e ha anche il suo casco personale: quando siamo in elicottero osserva sempre attentamente verso il basso, come fosse un professionista al lavoro in una missione di ricerca.

O come se stia cercando un bastone per giocare.

Che tipo di operazioni in elicottero preferisci?

Sin da bambino ho sempre desiderato diventare un pilota del soccorso in montagna. Ora lavoro nell'Elisoccorso, un mestiere che amo e che è anche così vicino ai miei sogni da non farmeli dimenticare.

L'HEMS è un lavoro estremamente gratificante, in cui si aiutano le persone che ne hanno bisogno in operazioni ad alto rischio e ad alta specializzazione medica. In generale, come tutti i piloti, amo molto qualsiasi lavoro in cui si vola a bassa quota, evitando gli alberi e seguendo il corso dei fiumi.

Pensi che i social media siano utili per diffondere l'importanza del lavoro aereo?

Credo che la maggior parte delle persone sappiano davvero molto poco sul lavoro aereo. Gli elicotteri sono ben noti a chi vive nei pressi di basi militari o in zone in cui operano spesso aeromobili antincendio e di salvataggio, ma solo perché li vedono ogni giorno all'opera.

 

Ma oltre a questo c'è molto di più. Basta pensare alla manutenzione delle linee elettriche o al trasporto di merci o all'offshore, tanto per citarne alcune. I social sono ottimi per la diffusione perché spalancano le porte al pubblico più vasto del mondo e non serve essere specializzati per poter arrivare o per vedersi recapitate immagini o video o informazioni riguardo qualcosa spesso molto lontano da noi, proprio come spesso è il lavoro aereo.

Sei un pilota di elicotteri: quali sono le parti migliori e quali le peggiori di questo lavoro?

Senza dubbio la parte migliore del lavorare nell'Elisoccorso sta nei volti e nelle espressioni di chi viene salvato o dei suoi parenti. Ma mentirei se dicessi che la parte migliore non è proprio trovarsi in aria e godersi gli scenari che ho il privilegio di osservare ogni giorno.

 

Tra le parti più dure, almeno per chi fa HEMS, è il fatto di essere chiamati a intervenire in missioni in cui sono coinvolte persone in gravi condizioni, a volte molto giovani. Spesso è spaventoso capire come ogni sforzo, anche il più rapido, preciso e tecnologico, possa essere vano. Sono situazioni che ti restano scolpite nella memoria e si deve essere molto forti e trattare tutti i pazienti sempre alla stessa maniera: ma in fin dei conti siamo esseri umani ed è normale sentirsi deboli in questo tipo di situazioni. 

 

La percezione che le persone hanno in genere è che i piloti siano gente ricca e con un lavoro da sogno.

Forse era un'idea giusta fino a qualche anno fa, ma oggi non è più la realtà. I salari sono diminuiti considerevolmente, si passano parecchie settimane dell'anno lontani da casa perché si deve sempre restare in un raggio di disponibilità immediata. Molti piloti soffrono questa condizione di perenne solitudine, senza contare la difficoltà a pianificare la propria vita anche in maniera basilare a causa dei turni di lavoro. É complicato anche iscriversi in palestra, figuriamoci trovare qualche ora per stare con la famiglia.

E anche avere un cane, credetemi, non è una cosa scontata.

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