Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit? in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi? clicca qui

Il Regno Unito è fuori dalla Ue: cosa succede ora

Il Regno Unito è fuori dalla Ue: cosa succede ora

Dopo la Brexit le aziende, compresi i principali produttori di elicotteri, dovranno gestire la componente finanziaria e calcolare la convenienza degli stabilimenti presenti sul suolo britannico

di Nicola Zamperini

La Gran Bretagna esce dall'Unione europea. La Brexit, da presagio e auspicio di alcuni, si è trasformata in realtà.

Con una percentuale del 51,8 i Leave hanno prevalso sui Remain. Nigel Farage, leader populista e principale animatore del fronte che spingeva per l'uscita esulta: "Questa vittoria rappresenta un nuovo Indipendence day".

Il premier David Cameron si è appena dimesso e ha dichiarato che c'è bisogno di una nuova leadership. Tutte le Borse del mondo stanno sprofondando, a partire da Tokyo. E adesso si aspetta con ansia di vedere cosa succederà nelle piazze continentali. La Sterlina è colata letteralmente a picco. Insomma dal punto di vista finanziario la tempesta finanziaria perfetta - che era uno degli scenari ipotizzati - sta cominciando a produrre i suoi effetti.

E il primo corollario dell'uscita dell'UK dall'Unione europea è anche quello dell'uscita dal mercato comune europeo. Londra dovrà attivare l'articolo 50 dei Trattati Ue che prevede al massimo un paio d'anni per negoziare l'uscita dall'Unione. Stiamo parlando di rivedere 45 anni di norme, regolamenti e fondi Comunitari: dall'Erasmus alla ricerca. E poi dovrà rinegoziare i rapporti commerciali, economici con tutti i 27 paesi aderenti. Si andrà probabilmente verso uno status simile a quello dei Paesi Efta, tipo Islanda o Norvegia.

Le aziende, comprese quelle del comparto elicotteristico, avranno in queste ore da gestire la propria componente finanziaria. I CFO, i Chief financial officer, i responsabili di questo settore di Leonardo Helicopters e Airbus Helicopters, non avranno chiuso occhio. La prospettiva è di un altro giorno, imbottiti di caffè, a seguire il profondo rosso delle borse mondiali, sia per i titoli che per le valute. D'altronde stiamo parlando di due aziende globali che hanno interessi e clienti in tutto il pianeta.

È ancora presto per capire cosa accadrà dal punto di vista industriale. Abbiamo visto che ci vorranno anni per definire la componente giuridica, da ciò deriva un tempo comprensibilmente lungo per le scelte industriali. Di sicuro, però, i due costruttori europei dovranno - già da oggi - calcolare la convenienza dei due stabilimenti presenti sul suolo britannico.

Mauro Moretti, CEO di Leonardo - Finmeccanica, studierà con attenzione il dossier Yeovil e deciderà se l'impianto nel Somerset avrà ancora un futuro oppure no. Certo, come riportato da Helipress, "i contratti in essere saranno onorati", aveva chiarito John Ponsonby, managing director di AgustaWestland LTD, così ancora si chiama la controllata in terra britannica.

Stesso ragionamento dovrà fare il management di Airbus Helicopters. L'azienda infatti ha uno stabilimento a Oxford e pure in questo caso c'è da chiarire quale sarà il suo futuro.

Prendiamo come bussola le parole di Sergio Marchionne, amministratore delegato di FCA, che nei giorni scorsi aveva lasciato intendere che lo stabilimento di CNH industrial di Basildon rischiava molto in caso di vittoria del Leave. E che le probabilità di uno spostamento della produzione in una fabbrica gemella in Austria erano molto concrete.

Staremo a vedere cosa accadrà nei prossimi giorni.   

Leggi l'articolo completo