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Bracciano, otto anni dopo: la tragedia dell'NH90

Bracciano, otto anni dopo: la tragedia dell'NH90

Nello schianto perse la vita il capitano Filippo Fornassi, 36 anni, 10 nell'Aves. Ecco come il 31 maggio 2008 è diventato il simbolo di uno dei disastri più impressionanti dell'aviazione italiana

di Guendalina Marra

Era una manovra acrobatica, complessa e spettacolare, magari provata e riprovata centinaia di volte. Un colpo da maestro dell’aviazione, l’ultimo regalo al pubblico per una giornata da ricordare. Quel 31 maggio 2008 doveva restare impresso così: una giornata di festa di fine primavera, un Air Show con il meglio della tradizione aeronautica del nostro Paese.

Ma quello specchio d’acqua cristallino è diventato un muro. E quel colosso hi-tech da 10 tonnellate si è trasformato in una bomba di acciaio e materiali compositi che ha distrutto nello spazio di un secondo la vita di un pilota esperto, la vita di un padre, le vite di una famiglia.

Quel 31 maggio è anche diventato il simbolo di una tragedia ripresa in diretta dagli obiettivi di tutto il mondo.

Sono trascorsi 8 anni dal giorno del tragico incidente dell’elicottero militare NH-90, schiantato sul Lago di Bracciano durante l’esibizione “Ali sul Lago”. Nell’incidente ha perso la vita il capitano Filippo Fornassi, 36 anni, tra gli esponenti più amati e rispettati dell’Aviazione dell’Esercito. Fornassi sedeva al fianco del capitano pilota Giovanni Fabio Manzella, 44 anni e capo squadra, uscito vivo ma spezzato da quel disastro di Bracciano. Con loro, testimone impotente dell’accaduto, anche il maresciallo capo Cosimo Palladino, rimasto miracolosamente illeso.

NH90: LO SCHIANTO DI BRACCIANO

Chi assiste a un disastro aereo porta per sempre con sé alcuni frame della tragedia. È così per chi sedeva ignaro su un pedalò a poche decine di metri da quell’NH-90 ed è rimasto protagonista di uno scatto impressionante quanto storico.

È successo ai testimoni di quel tragico Ramstein dell’88, la domenica peggiore della storia dell’aviazione italiana. Ed è la stessa sensazione di impotenza e distruzione incontrollabile che devono aver provato i testimoni di Bracciano. “Abbiamo visto l’elicottero andare in frantumi i pezzi scagliati in aria come schegge e sparire nell’acqua. Abbiamo pensato subito alla sorte dell’equipaggio. Una donna è svenuta, in molti piangevano, qualcuno pregava”.

Come si vede sia dal video amatoriale, girato dai presenti all’evento, sia dalle immagini ufficiali degli organizzatori dell’evento, l’NH-90 ha iniziato la sua esibizione volando a pelo d’acqua. Fieseler, Hammerhead, Stall turn, poco conta il nome dell’acrobazia: dopo l’uscita dalla manovra, l’NH-90 non è riuscito a riprendere l’assetto, è piombato in acqua come un meteorite.

Nel video: Incidente NH-90 sul lago di Bracciano

L’impatto con la superficie del lago delle quattro pale del rotore principale ha fatto il resto, devastando l’airframe dell’aeromobile come un bicchiere di cristallo, senza lasciare scampo all’equipaggio. Dalla cabina sommersa sono però usciti in due: il cap. Palladino e, salvato dai sommozzatori, anche il cap. Manzella. I 12 minuti che seguono l’impatto saranno fatali per il cap.  Fornassi, rimasto troppo a lungo e privo di sensi sotto la superficie del lago.

INCIDENTE NH-90 A BRACCIANO: LE INCHIESTE

Due sono state le inchieste aperte sull’incidenteuna dell’AVES, l’altra della procura della Repubblica di Civitavecchia. I primi dati acquisiti e analizzati per la risoluzione del caso, sono state proprio le riprese filmate dell’esibizione insieme ad una sequenza fotografica dell’incidente.

A sciogliere i dubbi sull’accaduto è stata l’inchiesta militare che ha stabilito che “non fu un errore umano ma un concorso di eventi indipendenti dalla volontà del pilota”. Nessun guasto, nessun cedimento meccanico o strutturale. E no, nessuna traccia del fantomatico “bagliore luminoso” in cabina, ipotizzato, anzi strumentalizzato nelle ore successive all’incidente: quel 31 maggio 2008 di anomalo e indimenticabile c’è stata solo la perdita di un grande professionista dell’aviazione italiana.

*foto David Cenciotti

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