Emergono i primi dettagli dell’inchiesta sull’incidente dell’elicottero Leonardo-Finmeccanica AW139 (marche 5Y-NPS) precipitato in Kenya l’8 settembre scorso. Secondo quanto riporta il quotidiano locale The Star, i piloti ai comandi dell’aeromobile non erano qualificati come piloti in comando e avrebbero compiuto una serie di errori umani nel tentativo di scongiurare un bird strike.
Sull’incidente indagano la Kenya Civil Aviation Authority in collaborazione con AgustaWestland South Africa e il dipartimento di sicurezza del Volo del ministero dei Trasporti kenyota. La prima ricostruzione, basata sulle testimonianze dei quattro presenti a bordo (tutti sopravvissuti all’impatto), si apre con una sorta di rimpallo di responsabilità: allo stato attuale non è stato possibile accertare con sicurezza quale dei due piloti interrogati dagli inquirenti fosse effettivamente al comando dell’aeromobile al momento dello schianto.
Entrambi i piloti non avrebbero in ogni caso ricevuto la certificazione come pilota in comando, un dettaglio che – se confermato – contribuirebbe a far assumere alla vicenda contorni più gravi in termini di responsabilità penali e civili.
Nel video: AW139 crash in Kenya
INCIDENTE AW139 IN KENYA: GLI EVENTI
Gli eventi avrebbero preso una piega inaspettata a seguito dell’avvicinamento di un Marabù africano all’aeromobile, un uccello della famiglia delle cicogne particolarmente diffuso nella zona. Nel timore di un contatto accidentale con il volatile, il pilota avrebbe compiuto una serie di manovre errate (il quotidiano parla di un errore nell’utilizzo del collettivo in modalità auto-hovering) che avrebbero innescato la caduta verticale dell’aeromobile.
Le circostanze sono al momento in fase di accertamento attraverso l’analisi dei dati dei registratori di volo, numeri che contribuiranno a ricostruire l’esatta sequenza degli eventi.
È giallo intanto sull’addestramento del personale. Secondo il quotidiano kenyota, nel maggio scorso 10 piloti kenyoti sarebbero stati selezionati per l’addestramento con l’AW139 in Italia, un corso di quattro mesi da cui tuttavia sarebbero emersi solo quattro certificati come pilota in comando.
I restanti piloti avrebbero invece ricevuto il via libera esclusivamente alla qualifica di copilota, non potevano quindi sedersi al posto di comando di un aeromobili di quel tipo. I due uomini al centro della vicenda dell’AW139 precipitato l’8 settembre sarebbero quindi tra i sei professionisti non abilitati alla qualifica di pilota in comando.
Se vuoi ricevere gli aggiornamenti di Helipress iscriviti alla nostra newsletter