Elisoccorso, è l'ora di un tavolo nazionale

Elisoccorso, è l'ora di un tavolo nazionale

Si avvicina la scadenza per alcuni bandi regionali: è arrivato il momento di riflettere su come far crescere un servizio già imprescindibile per creare una moderna rete di emergenza sanitaria

di Nicola Zamperini

L’Elisoccorso italiano è chiamato ad aprire un nuovo capitolo della sua storia recente. Come molti addetti ai lavori sapranno bene, si avvicinano alcune scadenze fondamentali nel panorama dei servizi HEMS. L’estate 2014 può essere infatti considerata uno spartiacque tra i vecchi bandi e le nuove gare.

Il “Risiko” delle Regioni italiane è complesso, come vedremo sulle pagine di Helipress nelle prossime settimane. Per capirlo bastano pochi nomi, quelli dei territori con bando per l’Elisoccorso in scadenza nei prossimi 18 mesi: Valle d’Aosta, metà delle basi in Lombardia, Emilia Romagna, Abruzzo, Calabria e Basilicata. Un discorso a parte, poi, lo meritano le Regioni in “proroga perenne”. Si tratta di una prassi  legale solo per motivi di emergenza e contingenza e mai per più di sei mesi, il tempo necessario per preparare il regolare bando di gara previsto dalle norme europee. In alcune regioni - parliamo in particolare della Campania, dove la situazione si trascina ormai da anni – è tuttavia diventata o sta diventando pratica comune, un fattore che contribuisce a generare distorsioni dell’equilibrio del mercato.

Siamo di fronte, quindi,  a un’occasione importante per riflettere sull’utilizzo dell’elicottero come punto cardine delle operazioni di soccorso nel quadro di una moderna rete di emergenza sanitaria.

Le Regioni, allo stato attuale, hanno piena autonomia decisionale, come è naturale che sia alla luce del Titolo V della Costituzione. I bandi, di conseguenza, riflettono (e lo fanno giustamente) le esigenze di programmazione sanitaria e sono strutturati secondo le necessità operative, le specificità geografiche e i bisogni complessivi del territorio.

Scorrendo la lista delle Regioni italiane, però, si scopre che dove le amministrazioni locali non sono riuscite a garantire un bando di gara regolare i cittadini non possono contare su un “vero” servizio di Elisoccorso, un servizio costruito su misura, formato sugli interessi delle comunità, con risorse equilibrate e mezzi all’avanguardia.

È il caso della Sardegna, ormai cronicamente ammalata di “carenza HEMS”. E succede in Liguria, dove a fine 2013 è stato rinnovato la già controversa convenzione ventennale con i Vigili del Fuoco. La questione, chiaramente, non riguarda l’impegno e la dedizione dei Vigili del Fuoco – fuori discussione – ma i termini stessi alla base del contratto, diversi e troppo lontani da quelli adottati dalle altre Regioni. Resta inoltre da valutare la reale entità economica e l’utilità della recente intesa tra Marche e Umbria per un elicottero HEMS “in condominio”. L’Umbria, non lo scopriamo di certo oggi, è una regione dalla complessa e variegata conformazione territoriale, dove l’elicottero può davvero fare la differenza. L’Umbria, in ultima analisi, merita un servizio di Elisoccorso dedicato, di un aeromobile disponibile lungo tutto l’arco della giornata al servizio dei cittadini.

Serve una riflessione. E non potrà più restare tema di discussione territoriale o chiusa negli uffici delle amministrazioni. È oggi più che mai il momento giusto per alimentare un dibattito che coinvolga istituzioni regionali e nazionali, i regolatori, i provider, i costruttori e la comunità dei medici e degli infermieri. Il confronto è ormai necessario per un comparto che impiega almeno 5 mila persone in Italia.

Immaginiamo un tavolo che permetta di capire e far capire agli italiani quanto l’elicottero sia (ormai da tempo e in tutto il mondo) un mezzo imprescindibile per un sistema di emergenza sanitaria efficiente e moderno.

Ovviamente, tutto questo non deve in alcun modo servire ai costruttori per una rincorsa all'ultimo modello di elicottero e a un innalzamento dei prezzi delle macchine, a volte ingiustificato e che pesa indirettamente sulle tasche dei cittadini.

Parliamo tuttavia di un sistema che salva vite umane, che arriva in tempo dove gli altri mezzi non possono arrivare. E che lo fa più velocemente, con maggiore sicurezza e, carte alla mano, a un costo meno elevato (a patto che non intervengano le tipiche contraddizioni italiane) di quanto si possa immaginare. Per capire, basta un dato semplice e, in qualche modo, “neutrale” (per il panorama italiano), quello fornito dalla storica casa americana Sikorsky: “I nostri elicotteri hanno salvato più di due milioni di persone negli ultimi 70 anni”.

È così lontano dalla realtà auspicare che si arrivi a una condivisione ampia e su base nazionale rispetto a questo tema? Magari attraverso un modello che spieghi con chiarezza e trasparenza quali sono i requisiti minimi, le dotazioni mediche di bordo, i limiti operativi, la qualifica del personale in cabina, la disponibilità delle elisuperfici, e che punti a  dare vita a uno standard di Elisoccorso nazionale. Si tratta di informazioni vitali, che l’ENAC già fornisce ma che, a volte, restano lettera morta. Un programma definito, un testo studiato e programmato su base tecnico-scientifica, non può e non deve essere un’utopia. Al nostro Paese serve, tra le altre cose, che l’Elisoccorso diventi un perno su cui poggiare il cambiamento dell’offerta dei servizi sanitari.

Questa evoluzione dei Sistemi Sanitari regionali, in aggiunta, è già da tempo al centro delle agende politiche territoriali. Basti pensare alla riconversione degli ospedali periferici, alla costruzione delle reti ospedaliere e di emergenza, alla territorializzazione dell’offerta di salute sia per le Regioni in piano di rientro che per tutte le altre. L’affidamento dei servizi di Elisoccorso non può quindi restare ancorata a principi ormai obsoleti, con l’onere dell’organizzazione lasciata alle singole – anche se spesso volenterose - realtà regionali.

Il dibattito sui costi standard delle prestazioni e dei presidi va già in questa direzione. E qualsiasi forma di collaborazione tra le Regioni, la proposizione di modelli di riferimento, di benchmark, ha l’obiettivo di migliorare l’efficienza complessiva dei sistemi e non tornare indietro verso un accentramento superato ormai dai fatti.

Il dibattito, quindi, dovrà necessariamente passare attraverso la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome con il contributo del Ministero e di tutti i soggetti che abbiamo già individuato. Per farlo con efficacia, quindi, dovrà crescere attraverso una discussione, con il contributo di tutti gli attori in campo e l’obiettivo condiviso di creare una rete di Elisoccorso efficiente e ramificata. I nostri provider nazionali, i medici, gli infermieri e i piloti che ogni giorno sono impegnati nelle missioni HEMS primarie e secondarie, hanno da offrire un know how tecnico e operativo praticamente infinito: sarebbe un peccato non sfruttarlo.

La standardizzazione dell’Elisoccorso, va sottolineato a chiare lettere, non potrà essere sinonimo di abbattimento della qualità dei servizi. Deve essere un progetto mirato, al contrario, al miglioramento degli standard operativi, con un occhio alla qualità della spesa pubblica prima ancora che alla sua riduzione, che sbarri la porta a distorsioni del mercato che non possono e non devono esistere in un Paese moderno, in cui operano alcune delle maggiori eccellenze europee. Sulla salute delle persone, è quasi banale dirlo, non si fanno sconti.

È arrivato il momento di mettere in pratica i buoni propositi e mostrare alla comunità elicotteristica italiana e ai cittadini che un sistema di soccorso rapido, efficace e sicuro è davvero alla portata di tutti. 

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