"In equilibrio sulle fiamme: la mia vita sull'elicottero antincendio" -FOTO

"In equilibrio sulle fiamme: la mia vita sull'elicottero antincendio" -FOTO

Helipress racconta la carriera di Sergio Franceschini, comandante di elicotteri che da 15 anni si occupa di firefighting. Un viaggio tra gli ostacoli e i rischi di un mestiere unico

Calore estremo, visibilità ridotta, ansia. Le fiamme sono lì sotto e il pilota, chiuso nella cabina del suo elicottero antincendio, non ha tempo per riflettere sul da farsi. Deve solo agire, operare nel più breve tempo possibile, facendo affidamento sull’addestramento ricevuto e sul suo talento. Le operazioni, sulla carta, sono apparentemente semplici: caricare acqua, circoscrivere il rogo, provare a domare le fiamme. Ma l’antincendio è più di tutto una questione di esperienza, di capacità di lavorare sotto pressione e, soprattutto, una grande sfida sul piano della sicurezza.

Sono sensazioni che Sergio Franceschini, comandante di Heliwest, società attiva nell’antincendio, conosce bene. Il firefighting, del resto, è sempre stata la sua vita, dalla prima esperienza in Molise, 15 anni fa, a quelle, più recenti, nel Lazio e in Campania.

“OCCHI SEMPRE APERTI”

Piloti si nasce. È il tempo, poi, che ti aiuta a realizzare di voler lavorare in un ambito preciso – racconta Franceschini a Helipress -. Per quanto riguarda l’antincendio, oltre alle doti che un comandante deve sempre avere, serve un’attenzione particolare. Cavi e teleferiche sono ostacoli concreti, pericolosi. Gli occhi, quindi, devono rimanere sempre aperti, la mente deve essere vigile e aperta a ogni tipo di scenario, senza dimenticare che sotto ci sono le fiamme. Nonostante l’ansia e la visibilità ridotta possano condizionare la missione, si deve sempre agire con freddezza e calma”.

  • Un'operazione antincendio a Roma
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  • Approvvigionamento di acqua a Palermo
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“I CAVI I PRICIPALI NEMICI DEGLI ELICOTTERI ANTINCENDIO”

Il sangue freddo è una dote che Sergio Franceschini ha messo alla prova più volte, nel corso di una carriera vissuta sempre ai comandi del suo elicottero antincendio. “In cabina porto sempre una targhetta con la scritta ‘cavi’. È scritta a mano, da me. È una sorta di monito per ricordarmi costantemente che devo fare attenzione, che non mi posso permettere di abbassare la guardia in quei momenti concitati. L’attenzione, nell’antincendio, è una questione di vita e di morte”.

“DOMARE LE FIAMME E RIPORTARE L’ELICOTTERO IN BASE”

Le capacità di pilotaggio, però, ti aiutano fino a un certo punto. Del resto, ogni incendio è diverso, ogni rogo presenta caratteristiche differenti da quello precedente. E, in questi casi, entra in gioco l’esperienza. “Ricordo quando mi sono trovato a operare nei pressi di centri abitati o, a Roma, vicino al Grande Raccordo Anulare. Sono stati momenti concitati, in cui abbiamo cercato di dare il massimo per evitare danni a case e persone, rimanendo sempre e comunque freddi e concentrati sul nostro obiettivo, che è domare le fiamme e riportare a casa se stessi e l’elicottero”.

“L’ELICOTTERO, IL CHIRURGO DELLE OPERAZIONI ANTINCENDIO”

L’ala rotante è da sempre alleata delle operazioni di antincendio in tutto il mondo. Si tratta di aeromobili con specificità precise, che devono operare in costante coordinamento con gli altri mezzi a disposizione.

“L’elicottero antincendio lavora bene su roghi circoscritti, non particolarmente estesi – spiega Franceschini -. Questo perché il vantaggio di questi aeromobili è la capacità di arrivare subito sul posto e circoscrivere l’area con precisione quasi chirurgica. Se le fiamme sono di vaste proporzioni, intervengono i Canadair”.

L’AS350, L’ELICOTTERO ANTINCENDIO PER ECCELLENZA

Nella sua ventennale esperienza, il comandante di Heliwest si è trovato a lavorare con una serie di macchine diverse. Dall'EC135 (foto) all’AS350, l’elicottero antincendio che lui stesso definisce “perfetto per le operazioni di firefighting”. E non è certo uno slogan. L’Écureil è uno degli elicotteri più diffusi al mondo, sul quale puntano centinaia di provider in tutto il mondo. Per capire la versatilità del piccolo monomotore, basta un dato: nella sua ultima versione, la B3, può trasportare fino a 1.000 litri con un’autonomia di volo di circa un’ora e mezza.

“FONDAMENTALI I PUNTI DI APPROVVIGIONAMENTO”

Il comandante Franceschini, come gli altri piloti antincendio che ogni estate contribuiscono a limitare i danni e la devastazione delle fiamme, sarà anche quest’anno chiamato a sfidare i roghi. È un lavoro che spesso passa quasi inosservato, magari evidenziato da qualche servizio televisivo, ma è una battaglia decisiva, portata avanti da un pugno di professionisti che mettono in ballo, senza esagerazioni, la loro stessa vita.

La stagione dell’antincendio boschivo 2014 è appena partita. Il piano è all’insegna della spending review, con le Regioni chiamate a integrare (a volte a fatica e non senza polemica) i mezzi messi a disposizione dallo Stato. Ma il problema, per i piloti, non sono i fondi e le diatribe regionali: “Spesso non si presta la dovuta attenzione nell’individuazione dei punti di approvvigionamento. Se, in volo, non so esattamente da quali bacini idrici pescare l’acqua, il mio lavoro ne rimane fortemente condizionato. Bisognerebbe sempre dislocare cisterne portatili nelle zone più a rischio, oppure creare bacini nei fiumi. Il fuoco va aggredito e domato secondo regole precise, ma senza acqua, il coraggio e le potenzialità dell’elicottero antincendio servono davvero a poco”.

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