"Nuovi elicotteri e tecnologia, il futuro del Servizio Aereo della Guardia di Finanza"

"Nuovi elicotteri e tecnologia, il futuro del Servizio Aereo della Guardia di Finanza"

Cooperazione, lotta al traffico di droga, contrasto alla tratta di esseri umani: intervista al Colonnello pilota Alessandro Carrozzo, Capo dell'Ufficio Aereo del Comando Generale delle Fiamme Gialle

Esiste una squadra silenziosa in Italia. Una squadra che ogni giorno, dall’alto, tutela il nostro patrimonio artistico e ambientale, sorveglia le coste ed è impegnata nella lotta al traffico internazionale di stupefacenti e di esseri umani. Stiamo parlando del Servizio Aereo della Guardia di Finanza, la specialità delle Fiamme Gialle integrata nel Comparto Aeronavale, incaricata anche del pattugliamento delle frontiere esterne dell’Ue, sovente con il coordinamento dell’Agenzia Europea Frontex. Si tratta di un fiore all’occhiello delle nostre forze di Polizia, che fa della cooperazione internazionale uno dei suoi punti di forza e che può contare anche su una moderna componente ad ala rotante.

Nella fotogallery: Gli elicotteri della Guardia di Finanza

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Abbiamo passato una giornata al fianco del Colonnello pilota Alessandro Carrozzo, Capo dell’Ufficio Aereo del Comando Generale delle Fiamme Gialle. Con lui, abbiamo parlato del ruolo degli elicotteri nelle operazioni della Guardia di Finanza, delle prospettive future e delle caratteristiche degli aeromobili operati.

Colonnello Carrozzo, partiamo dalle basi. Può descrivere la flotta ad ala rotante del Servizio aereo della Guardia di Finanza?

“La nostra componente elicotteristica è basata, fondamentalmente, su tre classi di aeromobili, divise per massa. Disponiamo, quindi, di modelli da cinque e tre tonnellate di peso massimo al decollo, oltre a un elicottero monomotore leggero. Nel dettaglio, possiamo contare su 25 elicotteri NH-500, 11 A109 AII, 18 A109 Nexus, 22 AB412, infine abbiamo in linea anche 2 AW139, l’ultimo dei quali consegnato nel 2011.

Come sono equipaggiati?

“Tutti gli elicotteri sono dotati della mission suite standard per le forze di Polizia, adattata al particolare servizio sul mare della Guardia di Finanza. Parliamo, nello specifico, della presenza di una console operativa che integra un radar di ricerca associato a sensori elettro-ottici”.

Che tipo di missioni effettuate?

“Operiamo in vari ambiti, dal controllo economico sul territorio alla sorveglianza delle coste e, come dicevo, del mare aperto. Il primo punto riporta all’essenza del ruolo della Guardia di Finanza. Si tratta delle operazioni rivolte all’individuazione di indici di elevata capacità contributiva, di sorveglianza sul demanio, sui siti archeologici, sul patrimonio ambientale o ancora della lotta al traffico dei rifiuti. Le nostre Sezioni Aeree sono anche molto efficaci nel contrasto delle coltivazioni illegali di stupefacenti, tipicamente piantagioni di marijuana, che gli equipaggi di volo del Corpo riescono ad individuare a vista”.

È un ruolo, il vostro, che è stato costretto a cambiare volto nel corso degli anni.

“E’ una storia cominciata nel secondo dopoguerra. Era uno scenario molto lontano da quello attuale, soprattutto sul versante del contrasto ai traffici illeciti. Allora si parlava di lotta al contrabbando di sigarette, una pratica che, negli anni, è stato via via soppiantata dal traffico internazionale di sostanze stupefacenti  e dalla tratta di esseri umani”.

Come vengono condotte queste operazioni?

“Esiste, prima di tutto, una profonda sinergia tra gli aeromobili, ad ala fissa e rotante e la componente navale della Guardia di Finanza. La cooperazione in un dispositivo integrato tra i diversi mezzi è diventata nel tempo uno dei fattori di successo cardinali per il nostro Comparto Aeronavale, peraltro esclusivo tra le forze di polizia. Le sempre più frequenti operazioni congiunte condotte anche in territorio estero ci hanno permesso, da un ventennio a questa parte, di elevare la qualità del nostro lavoro e di rafforzare la collaborazione in campo internazionale per contrastare una criminalità anch’essa sempre più transnazionale”.

Quali sono i reparti che svolgono queste missioni?

“Oltre al Gruppo Esplorazione Aeromarittima che impiega i velivoli, contiamo su quindici basi che operano elicotteri, undici Sezioni Aeree con competenze territoriali, di massima regionali, e quattro Sezioni Aeree di Manovra, a Grottaglie (Taranto), Catania, Cagliari e Pisa con compiti di proiezione nelle rispettive circoscrizioni. In questi giorni è all’esame un’ipotesi di razionalizzazione di questo impianto organizzativo, ispirato alla sostenibilità del dispositivo a fronte della necessità di contenere la spesa e dei vincoli imposti dalla crisi economica. Come accennato, le Sezioni Aeree di Manovra non hanno uno stretto limite geografico, ma operano alle dipendenze di un Comando Operativo Aeronavale con competenza nazionale, con sede a Pratica di Mare ed i loro mezzi possono essere dislocati dove è necessario sulla base delle esigenze operative”.

Qual è stato l’impatto dell’aumento del fenomeno dell’immigrazione clandestina sulla vostra proiezione operativa?

“In realtà, non c’è stato un vero cambiamento. La componente aeronavale della Guardia di Finanza si era già impegnata in quel tipo di lavoro sui confini meridionali. Basti pensare che un nostro presidio di elicotteri a Lampedusa era già presente dai primi anni 2000. Grazie alla capacità di manovra del Comando Operativo Aeronavale non è stato necessario costituire nuovi reparti aerei per affrontare l’aumento dell’immigrazione, anche se nei momenti di maggiore tensione,  come in occasione della Primavera Araba, abbiamo dovuto incrementare il numero di assetti rischierati in quell’area per far fronte all’emergenza”.

Spesso l’immaginario collettivo accosta la Guardia di Finanza alle funzioni di prevenzione e repressione dei reati finanziari ed economici.

“È indubbiamente la nostra missione principale, ma evidentemente non la sola. C’è anche la sorveglianza e la tutela dei beni collettivi, dai reperti archeologici ai beni paesaggistici, fino al patrimonio artistico, un vero tesoro troppo spesso vittima di aggressioni che lo depauperano. In questi ambiti l’apporto dello strumento aereo può essere decisivo e contribuisce a dare sostanza alla nostra azione. Lo stemma araldico della Guardia di Finanza raffigura un grifone, sullo sfondo del cielo, delle montagne e del mare, che custodisce sotto un artiglio un forziere. Quest’ultimo viene comunemente identificato con l’erario e quindi soprattutto con le entrate dello Stato. Ma è una visione riduttiva, quel forziere è anche il contenitore dei beni più preziosi di cui dispongono gli italiani, un vero capitale di storia e di bellezza che dovrebbe creare occasioni e ricchezza per la collettività ed invece è spesso preda ambita di individui che vorrebbero appropriarsene”.

Colonnello, qual è il futuro del Servizio Aereo della Guardia di Finanza?

“Mi auguro che nei prossimi anni si possa nuovamente investire e crescere in termini di capacità di missione, magari con un ammodernamento della parte più datata della flotta. I nuovi acquisti dovrebbero portare al rinnovamento del parco elicotteri. Penso, in particolare, agli NH500, agli A109 AII e agli AB412. Un traguardo potrebbe essere proprio questo: semplificare questo segmento con uno o due tipi di elicotteri aggiornati allo stato dell’arte dal punto di vista tecnologico e capaci di performances di ultima generazione dal punto di vista operativo e gestionale”.