L'hub europeo della manutenzione: Helicopters Italia

L'hub europeo della manutenzione: Helicopters Italia

Con basi in Italia, in Francia ed Albania, e operazioni avviate in Turchia, l'azienda trentina è un punto di riferimento per Airbus e Safran: ne parliamo con il technical director Daniele Gosetti

di Stefano Silvestre

Sei basi di manutenzione in Italia, una solida presenza nella Penisola balcanica e la certezza di essere uno dei punti di riferimento in Europa per due colossi dell’ala rotante, Airbus Helicopters e Safran Helicopter Engines.

Helicopters Italia è la realtà che si occupa – tra le altre cose - di mantenere in volo una parte consistente della flotta di elicotteri HEMS del nostro Paese, oltre a garantire assistenza tecnica e logistica agli operatori su tutto il territorio nazionale e all’estero.

Nata nel 1981 su iniziativa di Aersud Elicotteri, Helicopters Italia è in costante espansione, e conta su più di 40 professionisti schierati sul centro manutentivo, nell’addestramento (riconosciuto da Airbus Helicopters e Safran), in una struttura CAMO per la gestione della navigabilità continua degli aeromobili e un’innovativa Design Organization, approvata secondo la normativa EASA PART 21 – Subpart J.

Per capirne di più, siamo virtualmente entrati nella sede di Trento di Helicopters Italia e abbiamo parlato con il technical director, l’ingegner Daniele Gosetti.

FOTO: Francesco Sartori

Ingegnere, Trento è una delle capitali internazionali della manutenzione degli elicotteri e le sedi di Helicopters Italia gestiscono un volume di circa 400 blocchi ispettivi l’anno.

È una grande mole di lavoro. Il segreto è nella posizione strategica del polo manutentivo di Trento, in cui ogni parte di ricambio è disponibile in tempo reale. I costi di gestione si abbassano, la gestione delle operazioni manutentive è più fluida, i blocchi macchina non si prolungano oltre il dovuto. Per questo arrivano elicotteri anche dall’estero.

Gestite richieste di manutenzione anche dalla Germania.

È così. Ne abbiamo anche dall’Austria e anche un importante operatore francese si avvale dei nostri servizi.

Helicopters Italia ha però operazioni e basi anche all’estero.

Abbiamo una sede importante a Tirana, in Albania, dove serviamo l’intero Paese, e  abbiamo un punto a Podgorica.  Poi c’è anche una base a Istanbul, che consente di gestire le operazioni attivate con una serie di enti pubblici turchi.

E ha una struttura che si occupa di design…

È il polo in cui ci occupiamo dell’ammodernamento degli impianti avionici con installazione di nuovi e moderni apparati, e dell’upgrade degli interni cabina, parliamo soprattutto di settori VIP e Corporate. Sono caratteristiche molto richieste, soprattutto all’estero.

L’ingresso dell’H145 nelle flotte di Elisoccorso è stato un passo in avanti decisivo per l’Elisoccorso italiano e ha di fatto avviato il rinnovamento del parco macchine del nostro Paese. L’H145 è un elicottero semplice da mantenere in linea? 

La semplicità è secondaria rispetto alla capacità di far restare in volo questa macchina molto più a lungo che in passato. Fino alle 800 ore di volo, circa tre anni di attività, l’H145 necessita di scarsa manutenzione. E anche le operazioni di routine, quando ormai necessarie, si svolgono in massimo 3-4 giorni di fermo macchina. È un impatto enorme per gli operatori, che risparmiano sui costi della manodopera, possono far volare gli elicotteri più a lungo e in totale sicurezza, per via dei blocchi di controllo periodici che di fanno hanno soppiantato le ispezioni intermedie. 

La filosofia manutentiva di Airbus, spesso paragonata a quella del settore automobilistico, è stato uno dei cavalli di battaglia promossi dall’ex CEO di Airbus Helicopters, Guillaume Faury.

Quello che è cambiato negli anni, più che l’approccio, è la struttura stessa delle macchine, i materiali impiegati per le componenti. C’è meno usura, le cricche sono meno frequenti, e anche gli impianti sono migliorati. Ad esempio oggi le perdite idrauliche non sono più una problematica costante per i centri di manutenzione. 

Chiudiamo con l’H160: che macchina sarà sul piano manutentivo?

Posso parlare con certezza del look dell’H160, che appare accattivante e innovativo e dell’impatto acustico, davvero destinato a cambiare il volto dell’industria e la concezione stessa degli aeromobili di quella categoria di peso. Sul piano manutentivo posso raccontare solo quello che ho visto nel suo vano trasmissione e motori in occasione del suo passaggio a Trento dello scorso anno: lo spazio è ben organizzato e non è angusto. Per chi fa manutenzione sono i punti che fanno risparmiare tempo, per gli operatori è sinonimo di risparmio.