La tragica lezione di Campo Felice

La tragica lezione di Campo Felice

La forza di chi fa soccorso per mestiere, di chi lo porta avanti come uno stile di vita, è di essere parte di una comunità coesa di uomini e donne: bisogna ripartire da loro

A un anno di distanza da uno dei disastri peggiori della storia dell’Elisoccorso italiano, le parole di Gianluca Facchetti hanno riportato la luce su un ricordo che non si era mai sopito nella memoria di un’intera comunità.

I fatti li accerterà la magistratura. Gli esperti dell’ANSV scandaglieranno con la consueta minuzia gli ultimi istanti di quel volo maledetto del 24 gennaio 2017. Resta il dolore per il destino dei soccorritori, uomini e donne che svolgono una funzione essenziale in situazioni eccezionali.

La forza di chi fa soccorso per mestiere, di chi lo porta avanti come uno stile di vita, è di essere parte di una comunità coesa di uomini e donne. Una comunità che sa stringersi nei momenti più complicati, difficili, negli istanti più dolorosi. Le testimonianze di chi ne è parte, di chi ha dedicato la vita al soccorso, come Gianluca Facchetti, come Valter Bucci, come tutto l’equipaggio di quel 139 e di tutti gli altri aeromobili che prestano servizio mentre leggete queste righe, provano queste affermazioni.

Forse qualsiasi ipotesi di organizzazione, di riflessione, di riassetto o aggiustamento che abbia come obiettivo il miglioramento dei servizi di Elisoccorso deve partire proprio da queste persone: dagli operatori del soccorso alpino, dai piloti, dai tecnici, e soprattutto dai medici e dagli anestesisti.

Uomini e donne comuni che tutti i giorni rischiano la vita per salvare gli altri. 

Helipress

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