Fattore umano: l'incidente dell'AS350 di Elitellina del 2015

Fattore umano: l'incidente dell'AS350 di Elitellina del 2015

L'Ansv ha pubblicato la relazione d'inchiesta sullo schianto in Valtellina del 31 luglio 2015 dell'aeromobile I-CMCM. Nel disastro sono morte tre persone: l'analisi delle cause

di Stefano Silvestre

IMC accidentale e pressione operativa. Gli elementi principali degli incidenti aerei mortali si confermano anche come cause determinanti del disastro del 31 luglio 2015 dell’elicottero Airbus Helicopters AS350 B3 (marche I-CMCM) di proprietà del provider Elitellina.

Il disastro, uno dei più gravi degli ultimi anni, era avvenuto in località Cima di Zocca di Valmasino, in Valtellina.

A due anni di distanza dallo schianto è quindi arrivata la relazione d’inchiesta dell’Agenzia nazionale per la Sicurezza del Volo. Si tratta dell’analisi puntuale della cause dell’incidente, che come consueto prende spunto dalla ricostruzione degli eventi che hanno condotto al disastro.

Il 31 luglio 2015, l’aeromobile era impegnato in  un trasferimento operativo in VFR da Passo Marinelli di Lanzada (SO) a Val Codera di Novate (SO). A circa metà della rotta, ricostruisce l’Ansv, l’aeromobile ha impattato contro una parete rocciosa a 3.100 metri di quota, andando completamente distrutto. Il pilota e i due tecnici presenti a bordo (Agostino Folini, Marco Gianatti e Stefano Olcelli) sono morti sul colpo nell’impatto.

CONDIZIONI METEO E ANALISI TECNICA

Dalla ricostruzione dell’Agenzia, effettuata attraverso l’analisi delle componenti del motore, dall’esame del relitto e dai testimoni consultati per l’indagine, emerge come l’aeromobile non abbia avuto problemi di natura tecnica. Le condizioni meteo hanno invece giocato il ruolo decisivo: secondo il COMet dell’Aeronautica militare, al momento dell’incidente c’era scarsa visibilità sulle vette alpine, con presenza di “montagne oscurate” con una copertura BKN/SCY tra i 3.000 e i 6.000 piedi,  al di sotto della quota a cui si è verificato l’incidente (circa 10.000 piedi).

Dall’analisi delle componenti del propulsore è emerso come il motore dell’AS350 B3 abbia subito importanti deformazioni compatibili con la caduta di oltre 600 m dal punto di impatto a quello di ritrovamento. Non risultano tuttavia evidenze di rotture precedenti all’impatto mentre da ulteriori esami è stato accertato come il motore stesse erogando potenza al momento dello schianto. Nessun tipo di anomalia anche dalle rilevazioni sul carburante: il sistema EBCAU non è stato attivato.

La precarietà delle condizioni meteo è stata inoltre confermata da diverse testimonianze raccolte dagli investigatori dell’Ansv.

FATTORE UMANO E IMC ACCIDENTALE

L’esame delle evidenze acquisite, sottolinea l’Ansv nel documento, risulta che l’abilitazione IR del pilota (considerato un esperto del volo in montagna e della zona in particolare) fosse scaduta due mesi e mezzo prima dell’incidente.

“La decisione del pilota di continuare il volo in condizioni marginali di visibilità parrebbe essere stata indotta da una inadeguata valutazione del rischio – si legge nell’analisi – associato al rapido deterioramento della situazione meteorologica. L’impropria percezione delle reali condizioni di volo avrebbe così favorito il passaggio da una condizione di volo VFR/VMC ad una condizione di volo IMC, con conseguente perdita della situation awareness da parte del pilota. Al momento dell’incidente non sussistevano le minime di visibilità VMC e di distanza dalle nubi previste per operare in VFR con elicotteri”.

Il voli condotti in VFR che transitano improvvisamente in condizioni meteorologiche strumentali (IMC), costituiscono una delle cause principali di incidenti aerei mortali. Per quanto accertato, documentato e argomentato dall’Ansv, la causa dell’incidente dell’AS350 B3 del 31 luglio 2015 è riconducibile all’area del fattore umano: in particolare, l’evento è stato qualificato come un volo controllato contro il suolo (CFIT), innescato dal rapido mutamento delle avverse condizioni meteo alla quota di operazioni dell’elicottero. All’evento hanno contribuito l’eccessiva confidenza da parte del pilota, nelle proprie capacità di gestire il volo in condizioni meteo in rapido deterioramento, sopravvalutando la situazione reale.

La pressione operativa è stata inoltre individuata come ulteriore causa: la necessità di recuperare il ritardo accumulato sulla programmazione dei voli giornalieri (predisposta con tempistiche molto prossime ai limiti del tempo di servizio e del volo).

L’Ansv, come consueto, ha emanato una raccomandazione di sicurezza diretta all’Enac. L’Agenzia ha raccomandato di effettuare una ricognizione dei contenuti dei manuali operativi degli operatori, al fine di individuare preventivamente l’esistenza di eventuali difformità rispetto alla normativa vigente, in particolare per quanto concerne il rispetto dei tempi di volo.

Foto Copertina: Fabrizio Belotti via dgualdo 

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