Profumo e la sfida per salvare Leonardo

Profumo e la sfida per salvare Leonardo

Per rilanciare il settore elicotteri e il prestigio dell'azienda, il nuovo numero uno del colosso industriale italiano dovrà fare (ancora) i conti con la politica

La vicenda legata all'acquisto di STX, e quindi dei cantieri navali francesi di Saint-Nazaire, esprime alla perfezione il modo di fare politica estera e industriale del presidente francese Emmanuel Macron. L'una e l'altra vanno a braccetto. Interesse nazionale, Difesa e sicurezza su tutto, interesse economico e strategico, sono definizioni che spianano la strada alla temporanea sospensione delle leggi del mercato. Questo conta a Parigi.

E se serve si stravolgano pure le regole. 

I cantieri navali di Saint Nazaire vanno preservati con una nazionalizzazione temporanea. Detto fatto.

Fin qui le notizie, in attesa di imprevedibili sviluppi. O di impensabili marce indietro. 

Il problema non sono le navi da crociera, è facilmente intuibile, ma la capacità di STX di produrre navi militari. E la cronaca ci ricorda che Fincantieri ha soffiato, proprio ai francesi, una commessa monstre: la costruzione, dal nulla praticamente, della Marina militare del Qatar. Commessa con addentellati di ogni genere, dalla manutenzione all'addestramento, in cui sarà protagonista anche Leonardo.

Leggere le cose francesi con chiavi di lettura e prospettive viziate da uno sguardo italiano è un errore che, al di qua delle Alpi, compiamo quasi sempre. Puzza di provincialismo e di scarsa conoscenza della politica. La scorsa settimana su Le Monde un articolo ricostruiva la storia delle nazionalizzazioni, dal 1848 a oggi. Nella storia recente molti inquilini dell'Eliseo - da Mitterand a Hollande, passando per Sarkozy - hanno utilizzato la chiave dell'interesse economico e strategico (nazionale suona male, ma la sostanza è la stessa) per mantenere in Francia imprese chiave. Insomma non c'è nulla di nuovo.

Macron fa quello che ogni presidente gollista avrebbe fatto al suo posto. Pensa all'interesse nazionale. A nient'altro che a questo, con la consapevolezza di essere, in questo preciso momento, e per pochi mesi ancora, l'unico leader europeo fresco di legittimazione popolare. Legittimazione travolgente, peraltro.

Roma naviga a vista fino alle prossime elezioni.

Berlino aspetta di sapere se la Merkel farà un altro mandato.

Londra si è auto esiliata.

Parigi è l'unica capitale con un presidente forte che ha salvato l'Europa, come abbiamo scritto su Helipress qualche mese fa.

Ma tutto questo cosa c'entra con gli elicotteri?

C'entra perché come le navi gli elicotteri possono avere un uso civile e un utilizzo militare. C'entra perché non stiamo parlando di industrie qualsiasi. C'entra perché i due più importanti costruttori europei hanno lo Stato come azionista. C'entra, infine, perché questa vicenda ci racconta di come il neo presidente francese si muove quando si tratta di proteggere o rilanciare l'interesse nazionale.

Da Roma, come sempre, arriva l'eco di un dibattito politico, in cui tra leader del partito di maggioranza e ministri si sentono voci dissonanti. Dissonanze tra un ministro della repubblica, Carlo Calenda, e il leader del partito di maggioranza, Matteo Renzi. Spettacolo che poco giova all'industria nazionale.

In questo momento viene da pensare al titanico lavoro che aspetta un manager esperto come Alessandro Profumo. Al fatto che dopo una prima fase in cui sta prendendo confidenza con il mercato, con l'azienda - Leonardo, la ex Finmeccanica - e con il management, dovrà fare i conti con la politica. Nuovamente con la politica. A lui tocca questo compito.

Ostinarsi a pensare agli elicotteri in chiave puramente ingegneristica non serve a nulla, è sterile e non guarda alla complessità dello scenario. Di solo prodotto non si vive: soprattutto quando il prodotto va piazzato su scala globale e i competitori sono franco-tedeschi. Come dire, l'Europa che conta, almeno adesso. Lo scorso anno la divisione Helicopters di Leonardo ha chiuso con ricavi pari a 3,6 miliardi di euro contro i 4,4 miliardi del 2015.

Altri numeri raccontano dell'attivismo di Airbus Helicopters: in un periodo di crisi, nel 2016, ha messo a segno ben 418 consegne e ordini per 388 macchine, numeri importanti e in crescita del 5% sull'anno precedente (i ricavi nell'anno fiscale sono - per la componente elicotteri - a 6,5 miliardi di euro).

Al manager genovese, dunque, il compito improbo di far risalire le quotazioni degli elicotteri ex Agusta, in assenza lampante di un sostegno politico. Dalla sua possiede l'esperienza di chi ha portato Unicredit alle dimensioni di una multinazionale da oltre 150mila dipendenti, presente in oltre 20 paesi. E di chi - da banchiere - conosce la politica: la sua latenza e le improvvise accelerazioni; di chi infine, votando - era il 2005, un'era geologica fa - alle primarie per l'Ulivo, è consapevole di quante anime possieda il centrosinistra italiano che oggi guida il paese.

Serviranno tenacia e visione.

Serve immaginare, fin d'ora, una linea rossa con il futuro inquilino di Palazzo Chigi. Chiunque sia.

Il rischio che la difesa europea si configuri come un affare per le imprese franco-tedesche, più che per quelle italiane, è sempre più concreto. La determinazione di Macron nella vicenda STX ne è la prova.

Parafrasando una citazione attribuita negli anni a Henry Kissinger, Profumo oggi ha un problema in più: capire chi deve chiamare se vuole parlare con il governo italiano.

nz

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