Insieme, la Francia!              (E la Germania)

Insieme, la Francia! (E la Germania)

Con l'elezione di Macron l'asse franco-tedesco è di nuovo centrale negli equilibri economici del continente: Airbus Helicopters sarà molto più forte, a Leonardo cosa rimarrà?

di Nicola Zamperini

Domenica mattina l'Eliseo ha accolto l'uomo che ha salvato i destini del Continente. Colui che con la sua elezione ha salvato le istituzioni comunitarie che, dopo la Brexit, rischiavano di deflagrare. Emmanuel Macron si è insediato, e ora dispone di pieni poteri come Presidente della Repubblica francese.

Marine Le Pen aveva provato a giocare il ruolo della novella Trump, squadernando le carte di razzismo e populismi vari, ed è andata a sbattere fragorosamente.

Se la grande semplificatrice ha perso, il neo Presidente francese è uomo che ricorda quanto la politica sia complessa e sfaccettata. E come non tutte le ricette si possono applicare se cambiano condizioni e clima politico. 

In Italia il dibattito sull'elezione del nuovo inquilino dell'Eliseo, per giorni, è sembrato ruotare attorno alla figura della première dame, della moglie di Macron, Brigitte Trogneux, e della differenza d'età con il marito. Un dibattito tra il surreale e il ridicolo che è sfociato nel gossip, e non ha badato alla sostanza politica di questa elezione presidenziale.

Stiamo parlando del Presidente della Repubblica di una nazione membro permanente del Consiglio di sicurezza dell'ONU e membro fondatore dell'Unione Europea. Lasciamo alle spalle le stupidaggini e cerchiamo di capire quali effetti avrà sulla politica europea e sul sistema delle imprese l'elezione di Macron, e infine sulle prospettive di crescita delle aziende italiane. Soprattutto quelle votate all'export e alla competizione con le analoghe francesi e tedesche, comprese quelle che producono elicotteri.

Da domenica sera l'asse franco-tedesco è, apparentemente, rafforzato ed è di nuovo centrale negli equilibri economici del continente. Anche il vertice di ieri a Berlino sembrerebbe confermare questa interpretazione.

E non è detto che tutto questo sia un bene per l'Italia.

Di certo è una condizione necessaria per la sopravvivenza delle istituzioni comunitarie. Da domani alle elezioni tedesche capiremo se e quanto Angela Merkel deciderà di concedere ai francesi su alcuni dossier. La Cancelliera concederà molto poco sul piano della spesa pubblica e del deficit, molto di più sull'integrazione tra i sistemi produttivi.

In questa cornice, il nostro paese dovrà capire, in fretta, quale ruolo giocare in futuro. Detto in maniera più cruda: l'Italia dovrà decidere se mettersi in scia di un rinnovato asse franco-tedesco (com'è naturale che sia) oppure se giocare un ruolo da battitore libero. Ruolo che non si intuisce cosa, e dove, possa portare.

Quando si sarà capito quale sarà lo spazio politico del paese, ci sarà da capire quale potrà mai essere lo spazio commerciale delle grandi aziende manifatturiere e tecnologiche italiane, e qui - ovviamente - pensiamo a Leonardo Helicopters e alle aziende che forniscono componenti all'industria elicotteristica globale.

Come al solito la politica può giocare una partita importante su un'industria in crisi come quella degli elicotteri.

Basti pensare al fatto che una delle prime proposte di Macron sarà per la costituzione di un fondo per la Difesa comune europea. Mettiamo la parola fine agli slogan, sembra dire il nuovo inquilino dell'Eliseo, occorrono i soldi. E quei soldi serviranno a finanziare anche nuovi modelli di elicotteri. Nuove piattaforme. A infondere risorse in un settore che senza Oil and Gas può scommettere solo sull'HEMS

Airbus Helicopters sarà molto più forte in virtù della rinnovata sintonia tra Parigi e Berlino. Si può fare a cazzotti sugli eurobond, si saranno detti a Berlino Merkel e Macron, ma non sugli affari delle grandi aziende europee in una fase di protezionismo spinto degli americani.

A Marignane potranno contare quindi, oltre che sulla qualità degli elicotteri, sul supporto dei due giganti continentali e dunque dei due azionisti di riferimento della nuova, e costituenda, Difesa comune europea. Vantaggio al quale si aggiunge un attivismo delle reti diplomatiche franco-tedesche che potranno fare pressioni sulle rispettive aree di influenza geopolitiche. Maghreb e Africa occidentale per la Francia, l'ex Europa dell'Est per la Germania, oltre alle importanti  relazioni diplomatiche e industriali di quest'ultima con la Cina.

L'Italia non è stata ferma, e così va letta la presenza del Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, al vertice, apertosi ieri a Pechino. Ben 27 paesi invitati dal premier Xi Jinping e dedicato alla "Belt and Road", il maxi piano cinese per la nuova Via della Seta. Si tratta di "una sfida per l'Europa", ha detto Gentiloni, "le economie dei paesi diverranno più libere e diversificate, e le barriere commerciali ridotte". Bisognerà puntare su "connettività tra Europa e Asia e sui vantaggi che ne seguiranno". È importante "la sinergia fra i progetti asiatici e quelli europei", ha aggiunto, scommettendo sulla nostra "posizione privilegiata al centro del Mediterraneo" e infine sul "grande potenziale italiano su porti e la logistica".

Insomma l’occasione per l'Italia Gentiloni di ritagliarsi uno spazio politico e commerciale in Cina. L'ultimo vero attore della globalizzazione nel commercio, dopo l'elezione di Trump.

A Leonardo cosa rimarrà?

È presto per rispondere. Troppi i fattori in campo: molto dipenderà dalla durata in carica del governo Gentiloni, dalla forza di Alessandro Profumo da poco alla guida di Leonardo e, infine, da quanto gli elicotteri di Vergiate sapranno distinguersi ed essere concorrenziali con quelli dei rivali.

A queste condizioni la sfida sembra piuttosto complicata. Non impossibile, ma davvero complicata.

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