Operation e LEA, verso un nuovo Elisoccorso

Operation e LEA, verso un nuovo Elisoccorso

Inserire l'HEMS tra i livelli essenziali di assistenza è un passo avanti collettivo: il ruolo politico spetta alla comunità elicotteristica, i costruttori devono progettare elicotteri per i pazienti

di Nicola Zamperini

Inserire l'Elisoccorso nei livelli essenziali d'assistenza, i cosiddetti LEA.

L'intervista esclusiva, sulle colonne di Helipress, a Franco Marinangeli (direttore scientifico del centro di formazione del sindacato degli anestesisti e rianimatori) è uno spartiacque nel dibattito sul ruolo del soccorso in emergenza con elicottero in Italia.

Un nuovo modo di concepire l'HEMS passa per una concezione differente delle operation aeronautiche, con un elisoccorso che da un modello artigianale procede spedito verso capacità e dimensioni industriali  internazionali. E in cui ogni missione è parte di un processo più ampio, strategico, di visione.

Adesso il passaggio di Marinangeli attribuisce all'HEMS anche una qualificazione più politica.  

Per la prima volta qualcuno mette nero su bianco un elemento chiave, dal punto di vista della politica e della programmazione sanitaria: l'Elisoccorso deve essere una componente essenziale dell'offerta di sanità che lo Stato, attraverso le Regioni e con le risorse del Fondo Sanitario Nazionale, ha l'obbligo di garantire a tutti i cittadini. Un servizio essenziale che va offerto a parità di condizioni. In maniera omogenea, da Nord a Sud, senza distinzioni geografiche, senza differenze qualitative.

Dirlo e mettere in campo una simile proposta è alzare il livello del dibattito. Fare una proposta politica davvero sensata.

Spetta adesso alla comunità elicotteristica, all'industria nel complesso, farsi sentire dai decisori pubblici.

Inserire l'Elisoccorso tra i LEA è compiere un passo avanti collettivo, da parte della comunità nazionale e della comunità del soccorso. (Per capirci: solo nell'ultima revisione dei LEA, effettuata quest'anno, la Celiachia è passata dall'essere definita una malattia rara a una malattia cronica, con tutto ciò che ne consegue in termini di esenzioni per i cittadini-pazienti quando devono ottenere prestazioni ambulatoriali).

Tutto questo avrebbe ulteriori effetti positivi sui costi, sugli standard, sulla formazione del personale sanitario.

Esistono dei modelli, pensiamo all'Areu, l'azienda di soccorso della Lombardia, con oltre 10 milioni di cittadini assistiti; volendo se ne possono trovare altri.

L'importante è cominciare. E questo è il primo passo.

Il secondo elemento nodale è la centralità del paziente nella progettazione degli elicotteri, così sostiene Marinangeli. A parole tante volte è stato detto. Gli operatori collaborano da tempo, fornendo importanti soluzioni tecnologiche e aeronautiche. Adesso abbiamo la disponibilità da parte di un organizzazione - molto - rappresentativa di medici anestesisti (quelli che intervengono nelle operazioni di soccorso) di contribuire ancora di più a costruire elicotteri che siano paziente-centrici.

Che non è un modo di dire, ma è la condizione di base per chi deve costruire una macchina pensata per fare bene un mestiere. Giova ricordare che l'industria dell'ala rotante vede sempre di più nell'HEMS importanti prospettive di crescita - e anche di ricavi - su scala globale. Costruire un elicottero a misura di paziente è la vera sfida per elicotteri che sostituiranno, nel tempo, tutti i piccoli presidi ospedalieri. Strutture che, sul territorio nazionale, saranno sempre più riconvertite e trasformate in ambulatori senza pronto soccorso.

Cominciare a curare in volo è già oggi un dato di fatto; da domani questo obiettivo deve mettere le radici nella progettazione delle macchine.

Jeff Bezos ha cominciato la sua avventura con Amazon con una frase che ancora oggi continua a ripetere: noi abbiamo l'ossessione per il cliente. I costruttori devono progettare macchine con lo stesso obiettivo in mente, ma sostituendo la parola finale: progettare elicotteri con l'ossessione del paziente. E per farlo devono bussare alla porta di chi, con le macchine, vola ogni giorno: gli operatori.

E con il supporto di chi i pazienti li conosce bene, i medici, la comunità sanitaria.

Il primo passo è stato già compiuto; adesso occorre compiere il secondo.

Se vuoi ricevere gli aggiornamenti di Helipress iscriviti alla nostra newsletter