Simone Moro: "Con l'AW119Kx sul tetto del mondo"

Simone Moro: "Con l'AW119Kx sul tetto del mondo"

La star mondiale dell'alpinismo e il tour in Nepal con il monomotore per superare il limite di uno degli elicotteri dal potenziale più elevato del portfolio di AgustaWestland

di Stefano Silvestre

Un team, un elicottero (rigorosamente monomotore), un pilota d’eccezione (Ezio Oliva) e un sogno che continua a volare in alto. Simone Moro non è certo nuovo alle missioni impossibili. Di recente ha sconfitto il Nanga Parbat nella sua veste più tradizionale, quella di alpinista, un’impresa che ha portato a quattro il totale delle vette superate oltre gli 8.000 metri. Appena qualche mese prima, nella sua relativamente “nuova” tuta da pilota ha invece stabilito il record del mondo di altitudine in elicottero.

Salire più in alto di chiunque altro è il suo stile di vita: una caratteristica che lo ha reso leggendario tra gli alpinisti, forse meno tra i piloti di elicottero. Dopo aver fatto il suo ingresso a Samarate in qualità di motivatore e speaker (ma non solo…), nel 2017 Simone Moro è passato all’azione concreta con l’obiettivo di superare il limite di uno degli elicotteri del portfolio di Leonardo-AgustaWestland dalle potenzialità ancora largamente da esplorare.

Lo abbiamo raggiunto in Nepal per saperne di più sulla sua missione: portare l’AW119Kx Koala a quota 24,000 piedi.

Ecco come è andata.

Simone, come è nato il demo tour dell'AW119Kx in Nepal?

È nato dopo tre anni di lavoro, di dedizione, di azioni di convincimento. È il frutto di un lavoro di squadra in cui  forse io ho fatto di tutto per fornire al team un forte input iniziale, dispensare energia e vigorosa motivazione, e dove ho anche messo la faccia. In cambio ho trovato anche persone che hanno creduto in questo progetto, a partire dal vertice dell’azienda.

Nella nostra ultima intervista avevi esortato Leonardo a dimostrare la capacità dei suoi aeromobili anche attraverso questo tipo di dimostrazioni tecniche: quanto è stato importante l'impegno di AgustaWestland in questo senso?

È stato fondamentale. Quando Leonardo Helicopters ha deciso di percorrere il lungo e impegnativo percorso e realizzare le  lunghe tappe del ‘mio’ progetto ‘Koala 24,000 ft’,  ho trovato un’azienda molto capace, un’eccellenza Italiana che assieme allo stabilimento di Philadelphia negli USA ha saputo mantener fede agli intenti e realizzare il grande passo.

Puoi parlarci del Koala su cui state effettuando i test?

Il Koala AW119Kx che stiamo volando qua è praticamente un Koala Kx standard, ma è stato il primo ad essere strumentato e sottoposto ai vari test per essere certificato a 24,000 ft.  L’esemplare che abbiamo in Nepal non è di certo  quello più leggero, anzi. È una versione semi-VIP a cui è stata eliminato il sistema di condizionamento dell’aria ma che in sostanza è poi stato lasciato identico alla versione originale. Si sta comportando davvero egregiamente e ad oggi siamo già volati a 23,000 piedi con tre persone a bordo (pilota, 2 passeggeri e quasi 150 Kg di carburante). Ci sono adesso intenzioni di implementazioni e affinamento dei futuri Koala per permettere performance al top di categoria, ma sono ovviamente  dettagli  che rimangono riservati e che non posso comunicare. Di sicuro il Koala può diventare un  vero e proprio leader nel settore con gli accorgimenti giusti.

Nella fotogallery: Con l'AW119Kx sul tetto del mondo

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State sviluppando delle novità per l'AW119Kx?

Si , questa Demo che ho voluto davvero fortemente e per la quale sono stato quasi asfissiante nel chiederne sua realizzazione e mettermi a disposizione  perché questo potesse avvenire, ha generato anche un  rinnovato interesse aziendale e dei clienti. Si sta già lavorando da alcuni giorni  alla messa a punto di una serie di lavori proprio sul Koala al fine di poterne avere una versione adatta per i voli in montagna. Il resto è super top secret.

Leonardo si è impegnata in prima persona per questa avventura: è la svolta necessaria per consentire al costruttore italiano lo spazio di rilievo che merita nel segmento dei monomotore?

Leonardo, come una buona fetta dell’industria e imprenditoria Italiana, meriterebbe molto più. C’è bisogno di fortuna, motivazione, passione, dedizione, di sogni e di anima. C’è bisogno anche di un sistema Paese: per essere il numero uno ci vogliono tutti questi elementi e prima ancora la volontà di esserlo ed una maniacale fame di conoscere, sperimentare, innovare e correre sempre più avanti e prima degli altri.  Se Leonardo incarna queste attitudini comportamentali diventa e rimane imbattibile.  Il design, l’ingegneristica e la creatività italiana non hanno eguali nel mondo. Bisogna solo crederci, tanto e fino in fondo, fino all’estremo, rimanendo però sempre molto obbiettivi. Il mio sogno sarebbe ovviamente veder nascere un giorno un nuovo monomotore top di gamma di Leonardo. Devo capire se ho le capacità e la follia di lavorare su questo sogno.

Quali sono le difficoltà in questo tipo di missioni?

Non sono poche. Il meteo, i venti, le quote, il reperimento del carburante, la lunghezza delle missioni e la distanza dagli aeroporti attrezzati. Nulla di estremo o impossibile, ma diciamo che è qualcosa di diverso dei voli point-to-point o dei circuiti campo. Io non sono ancora un bravo pilota, o quello che vorrei essere, e ne sono lucidamente a al corrente, per questo non la vivo come una frustrazione. Sono ancora all’inizio di un percorso di cui ho in testa le fasi e le tappe. Sono però uno che ama imparare e sa che si deve far affiancare da persone che sanno condividere ed insegnare. So  francamente di essere una persona a cui non mancano gli attributi ma che sa stare al suo posto finché un giorno  magari capisce che è arrivato il momento di fare lo scatto, andare in fuga, mettersi  davanti. Ecco, questo è ciò su cui sto lavorando per il mio futuro. 

Come siete organizzati per la manutenzione dell'aeromobile?

Leonardo ha mandato tre tecnici molto preparati dagli USA. Qua c’è un team intero di Leonardo, a partire dal Comandante Ezio Oliva, con il quale volo tutti i giorni parecchie ore cercando di carpire ogni trucco del mestiere, un lavoro che lui sa fare decisamente bene. Con noi c’è anche un fotografo ed un Cameraman e siamo sempre seguiti da un altro elicottero dell’azienda nepalese di cui al momento sono un consulente e referente già dalle fasi di fondazione (Altitude Air, ndr).

Cosa manca al Koala per competere sul mercato sullo stesso livello del rivale Ecureil?

Mancano alcune cose importanti ma di facile realizzazione. Non è una macchina nata per fare certe cose e attività tipiche del lavoro e volo in montagna, ma nonostante questo in Nepal sta dimostrando di essere comunque una Ferrari. Tutti vengono a chiedere delle sue performance e manifestare sorpresa e apprezzamento per questa macchina.

L'elicottero perfetto per l'alta quota: Koala o Ecureil?

L’Ecureil è davvero un mostro nel lavoro in montagna ed in alta quota. Lo sanno tutti e non amo dire bugie. Il Koala però mi ha sorpreso, anzi ha sorpreso tutti e se si vuole raccogliere la sfida fino in fondo, allora i sonni di Airbus potrebbero divenire meno tranquilli. Qua in Nepal abbiamo già emulato o quasi parecchie performance in  alcune  missioni. In altre abbiamo  visto che  è addirittura meglio. Ricordiamoci comunque che il Koala sarà a breve il monomotore con le certificazioni di quota più alte del mondo, a 24,000 piedi e 1,000 piedi in più del B3e.

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