L'industria degli elicotteri e il budget di Mr. Trump

L'industria degli elicotteri e il budget di Mr. Trump

Esultano i contractor nazionali (Textron, Lockheed Martin e Sikorsky): cosa resterà per Airbus e Leonardo? La nostra analisi

di Nicola Zamperini

Circa 54 miliardi di dollari di spese militari in più. Nel rispetto delle promesse elettorali, così il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha illustrato un aumento senza precedenti, pari al 10%, del budget militare. Aumento peraltro coperto dal punto di vista finanziario da tagli di pari valore in tutti gli altri settori del bilancio federale, a eccezione delle agenzie che si occupano di sicurezza.

Per l'industria militare americana è una conferma e una boccata d'ossigeno. Possono cominciare a guardare con ottimismo al futuro le grandi aziende aeronautiche, comprese quelle che producono elicotteri, come Textron (proprietaria di Bell Helicopter) e Lockheed Martin con il brand Sikorsky. In misura minore anche le aziende europee che posseggono stabilimenti più o meno importanti negli Stati Uniti come Airbus e Leonardo Helicopters.

La mossa va collocata nella giusta dimensione. Come al solito Trump dirotta le interpretazioni e le sposta sul piano della politica estera e soprattutto della Difesa. Parlando di guerre il Presidente USA ha detto: "Non vinciamo mai. Non combattiamo più per vincere".

Come al solito dietro al nero di seppia delle dichiarazioni a caldo, che comunque svolge una funzione nel dettare l'agenda politica quotidiana, Trump parla alla pancia produttrice del paese. Questi soldi servono a pompare benzina in alcune tra le aziende manifatturiere più grandi degli Stati Uniti e dal peso occupazionale mostruoso.

Il Presidente ha anche affermato che le nazioni amiche, paesi europei compresi, dovranno fare da soli.

Servirà tutto questo a contenere la crisi dell'Oil and Gas?

Certamente no. È chiaro che 54 miliardi di dollari pesano, ma non sono nulla in confronto alla situazione drammatica e dalle prospettive negative che riguarda il mercato e l'industria estrattiva. Un'industria che per decenni ha garantito profitti e commesse per macchine di grandi dimensioni all'industrie produttrici di elicotteri.

La verità è che adesso ad allargare i cordoni della borsa dovrà essere l'Europa se vuole mantenere competitivi e in piedi i due costruttori continentali. Il Vecchio continente se resisterà alle spinte di disgregazione (occorre osservare con attenzione l'esito delle elezioni francesi) dovrà mettere in cantiere qualcosa per rispondere alle politiche sovraniste di Trump, come va di moda definirle ultimamente. Politiche che - con tutti i fattori di imprevedibilità insiti nei comportamenti dell'inquilino della Casa Bianca - non lasciano presagire un'equa divisione delle commesse militari USA, aperte anche alle aziende europee. La torta sarà in misura maggiore e prevalente divisa tra Lockheed Martin e Textron; per Airbus e la ex AgustaWestland rimarrà quel che rimarrà.

Ancora una volta giova rimarcare che la presenza del CEO di Leonardo-Finmeccanica, Mauro Moretti, in Cina a fianco del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha avuto un senso: di mercato, di politiche commerciali, di posizionamento e di apertura nei confronti di un cliente importante come la Repubblica Popolare Cinese.

Ad oggi l'Unione Europea non ha un esercito comune. Dovrà ricorrere ad altre strade. Forse è il caso di cominciare a pensare ad altri utilizzi per gli elicotteri. Il dual use è uno slogan se non viene riempito di contenuti.

Di soldi e di prospettive. L'HEMS europeo è un modello, questa è una delle poche cose certe da cui ripartire.

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