Narcos, petrolio, guerriglia: essere pilota di elicotteri in Colombia

Narcos, petrolio, guerriglia: essere pilota di elicotteri in Colombia

Ricardo Ramirez Archila racconta a Helipress i suoi 20 anni di carriera in uno degli ambienti aeronautici più rischiosi (e suggestivi) al mondo: ecco la sua storia

di Nicola Zamperini

Lo chiamavano “El Ajedrecista”, lo scacchista. Ma dietro a quel sopranomme apparentemente innocuo c'era uno spietato boss del potente cartello della droga di Cali, in Colombia. Narcotrafficante da miliardi di dollari l'anno, imprenditore e stratega geniale, assassino e abile mago della fuga: tutto questo era Miguel Rodriguez Orejuela.

Erano gli anni del post Pablo Escobar, gli anni in cui i narcos di Medellin e Cali continuavano la loro sanguinosa guerra senza quartiere per la conquista dell'egemonia del traffico di cocaina verso gli Stati Uniti. Per catturare lo scacchista, in quel giorno di giugno del 1995, le forze di polizia colombiane usarono di tutto.

E forse non tutti sanno che quella storica caccia all'uomo, un remake di quanto accaduto due anni prima con Don Pablo, finì su un Bell 412. E forse non tutti sanno che, ai comandi di quell'elicottero, c'era un uomo che può ancora raccontare che significa aver fermato uno degli uomini più ricercati al mondo.

Abbiamo parlato con lui in esclusiva per capire come è arrivato a prendere parte a quella storica operazione.

Ricardo, parlaci di te. Chi sei, cosa fai, da dove vieni?

Mi chiamo Ricardo Ramirez Archila, ho 50 anni, sono un pilota di elicotteri. Sono sposato e ho tre figli. Al momento lavoro per la Helistar, la principale impresa elicotteristica della Colombia. Mi occupo di sicurezza, manutenzione degli oleodotti e supporto alle esplorazioni aeree per conto della conto della compagnia petrolifera nazionale, la Ecopetrol. Dal 2014 lavoro anche nell'offshore con Petrobras, Anadarko e Shell.

Qual è il tuo elicottero preferito?

Senza dubbio l'AW139. È la macchina più avanzata e esteticamente più bella in cui abbia mai volato. L'avionica, gli equipaggiamenti, il design e la capacità di carico fanno dell'AW139 un elicottero superiore a qualsiasi altro aeromobile al mondo.

Nella fotogallery: Dallo scacchista all'offshore: "Richi" Ramirez Archila

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Sei anche appassionato di fotografia.

Credo che una foto sia più importante per le generazioni future che per noi stessi. È una testimonianza, un momento che può essere tramandato a prescindere dall'importanza o della rilevanza soggetto inquadrato.

Usi equipaggiamenti particolari?

Nella maggior parte dei casi mi affido semplicemente alla videocamera del mio cellulare, un Samsung Galaxy. Se la situazione lo permette, porto con me la mia Canon EOS REBEL T5i con obiettivo EF-S 18 55 mm.

Che pensi dei social media?

Penso che possano giocare un ruolo decisivo per raccontare e testimoniare praticamente ogni situazione possa accadere in questo secolo. Il modo stesso in cui mi avete trovato voi, a migliaia di chilometri di distanza e con svariati fusi orari solo grazie a una foto su Facebook, la dice lunga. La verità è che con i social media si possono condividere una serie di attività, foto, video, documenti, esperienze e idee che possono tornare utili a milioni di persone nelle loro attività quotidiane.

Come hai iniziato la tua carriera?

Tutto è partito da Fort Rucker, in Alabama. È lì che che ho concluso il mio corso di addestramento al volo con gli elicotteri, con l'US Army. Nei successivi 12 anni, a cavallo degli anni '90, sono stato comandante di elicotteri e pilota della polizia colombiana in missioni di contrasto al narcotraffico e alla guerriglia e anche capo dei piloti della base antidroga di Santa Marta.

Non sembra un lavoro rilassante.

E in effetti non lo è stato. Tra le missioni più importanti che ho portato a termine con la polizia c'è sicuramente la cattura di Miguel Rodriguez Orejuela, boss del cartello della droga di Cali e uno dei narcotrafficanti più ricchi e potenti della storia. Sono anche stato insignito con la medaglia al Valore per il salvataggio di 12 poliziotti caduti in un'imboscata dei guerriglieri a Santander de Quilichao. Stavano per ucciderli ma li abbiamo salvati. Non è stato uno scherzo: in quell'operazione il mio elicottero è stato colpito 25 volte.

Poi, finalmente, sei andato in pensione.

Dopo 20 anni di lavoro mi sono guadagnato il mio ritiro dal servizio operativo con il grado di maggiore e ho iniziato a lavorare nel trasporto con elicotteri. Tra il 2002 e il 2005 però sono tornato a lavorare nel contrasto al narcotraffico con la DynCorp International in supporto all'Esercito colombiano.

Avrai volato su molti elicotteri.

Praticamente su ogni macchina della Bell: 206, 407, 212, UH-1H, Huey e, naturalmente, il mitico 412. Oggi volo sugli Hughes 500 e sugli AW139.

I tuoi sogni come pilota si sono esauriti tra Nord e Sud America?

Negli anni ho iniziato ad adorare sempre di più l'osservazione dei panorami, dei fiumi, delle montagne, della giungla e di tutte le differenti varietà naturali. Ma non ho smesso di sognare, Per questo mi piacerebbe lavorare in un altro Paese, sempre come pilota di elicotteri. In Colombia il rischio è sempre dietro l'angolo. Ci sono gang e guerriglieri pronti ad attaccare gli aeromobili. Se poi aggiungete il clima complesso e le montagne, capite che lavorare nell'aviazione in Colombia è un mix di circostanze piuttosto rischioso. La verità è che ho 50 anni, amo ancora il mio lavoro, ma quando sono costretto ad allontanarmi dal mio Paese la famiglia mi manca davvero troppo.  

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