"AgustaWestland, non avere paura di volare"

"AgustaWestland, non avere paura di volare"

Un nuovo record sulle spalle, l'Himalaya nel cuore e un progetto chiamato AW119 Koala: Simone Moro parla a Helipress del suo futuro dentro e fuori gli elicotteri

di Stefano Silvestre

Fare squadra, continuare a sognare. E smettere di pensare che ci sia sempre qualcosa di impossibile, anche per la (sempre più statica) industria degli elicotteri. Sono i punti chiave di un discorso motivazionale, uno di quelli che spesso si ascoltano da personalità più o meno di successo in qualsiasi azienda internazionale che si rispetti. Se poi quelle parole arrivano da uno che non ha mai avuto paura di puntare in alto e che si è tolto qualche soddisfazione anche con gli elicotteri (single engine, naturalmente), allora un motivo per ascoltarlo ci sarà.

Simone Moro è un personaggio che divide: i suoi fan venerano le sue imprese ad alta quota, una parte dell'industria degli elicotteri lo stima perché da voce ai brand, un'altra lo snobba per partito preso, un'altra ancora lo invidia perché non rispetterebbe le tradizioni dell'ala rotante.

A Finmeccanica-AgustaWestland, però, qualcuno molto in alto sembra credere in lui, tanto da invitarlo (per la terza volta) a parlare ai dipendenti. Nelle scorse settimane Simone Moro è stato negli stabilimenti della casa anglo italiana: se nelle volte precedenti (di cui una a Philadelphia) aveva parlato a una platea ridotta, nell'ultima occasione è però servita una sala conferenze molto più grande del solito.

Ecco come è andata.

Simone, che sei andato a fare ad AgustaWestland?

“Il CEO Daniele Romiti mi ha chiesto di fare uno speech motivazionale, dovevo ipotizzare scenari atipici per il costruttore, parlare di che tipo di decisione e forza di volontà ci vogliono per raggiungere gli obiettivi. E di scenario più atipico del Nepal, per un elicottero single engine, io non ne conosco: quindi ho parlato di quello”.

C'era la platea delle grandi occasioni.

“Le prime volte che sono stato in Agusta c'erano solo gli uomini del top management, poche persone. Negli States ho anche conosciuto il CEO di AgustaWestland Philadelphia Bill Hunt, un uomo e un boss fantastico. Stavolta invece c'era tutta la forza vendita, forse 300-400 persone, una cosa che succede un paio di volte l'anno. E hanno fatto parlare me”.

Che idea ti sei fatto?

“Ho sempre pensato che AgustaWestland avesse la capacità industriale e il potenziale tecnologico e umano per essere in cima all'industria. Per questo ho organizzato il mio discorso su alcuni concetti chiave. Per me è essenziale, per gli elicotteri come nella vita, non smettere mai di sognare. Sognare come una squadra, un team, puntare in alto con un vero spirito di gruppo e non solo come dipendenti che lavorano sotto uno stesso tetto. Se c'è un progetto condiviso con entusiasmo, deve diventare l'obiettivo di tutti”.

E l'entusiasmo c'è, in AgustaWestland?

“Eccome se c'è. Il CEO, Daniele Romiti, è il massimo esempio. Ma lui da solo non può fare tutto, non può essere ovunque e decidere tutto. Il problema di AgustaWestland è il problema dell'Italia: non si fa sistema. Oggi il costruttore sembra all'angolo per politiche che sembrano andare al di là degli affari e degli interessi dell'azienda, pratiche quasi autolesioniste che io fatico a capire. E non sembro il solo, visto quello che scrivete spesso voi e i vostri colleghi stranieri”.

C'è tanta gente che vorrebbe vederti su un AW119 Koala in Nepal.

“Il Koala è una macchina eccezionale, ma al momento resta meno conveniente rispetto all'AS350 B3. È un dato di fatto: il Koala è più veloce e più potente ma pesa 300 kg in più, ha visibilità ridotta e costi operativi più alti rispetto all'Ecureil. E poi c'è il problema della certificazione, non è un segreto che l'AW119 può salire fino a 15.000 ft, mentre il B3 ha il via libera fino a 23.000 ft”.

Sono ormai un paio d'anni che lavori con AgustaWestland sul Koala. Che succederà ora?

“Ve lo dico in anteprima: Simone Moro è una sorta di testimonial dell'AW119 Koala. Mi sono proposto io, ora bisogna definire alcuni dettagli, dovranno decidere i vertici aziendali e forse del gruppo. Ma la strada è iniziata e non vedo l'ora di andare in Nepal con un Koala”.

Bisognerà risolvere i problemi sui limiti operativi.

“AgustaWestland è già al lavoro nel nuovo processo di certificazione del Koala. Salirà minimo fino a 23.000 ft, forse anche di più. I dettagli non si possono dire, ma è certo che ci saranno importanti cambiamenti per il motore”.

Il Koala può diventare la macchina ideale per il Nepal?

“Un elicottero simile può fare tutto. Cosa sarebbe davvero l'ideale? Un Koala tutto nuovo, non uno con una 'k', una 'x' o altre lettere aggiunte al nome, ma proprio un elicottero single engine di nuova generazione made in AgustaWestland: farebbe la differenza e metterebbe paura a tutti”.

Dicono che hai avuto problemi con l'ossigeno durante il record con il Raven.

“I problemi ci sono sempre, nelle imprese estreme. Sai che c'è? Potevo salire ancora più in alto, bisogna sempre provarci”.

*Foto copertina da da In ginocchio sulle ali. Simone Moro, nella foto con Gianni Carminati. Photo © Marco De Ponti

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